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Tridico e Baldino(M5S) contro il traffico di armamenti a Gioia Tauro: il caso dei container per Israele

Il porto di Gioia Tauro, riconosciuto come la prima piattaforma di transhipment del Mediterraneo e infrastruttura fondamentale per i corridoi commerciali europei, è finito al centro di una dura polemica politica e sindacale.

Al centro della questione vi è il presunto transito di materiali destinati all’industria bellica israeliana, una possibilità che ha sollevato forti critiche da parte dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, ha ribadito con fermezza che lo scalo non può trasformarsi in un nodo logistico per il traffico di armamenti verso teatri di guerra attivi, sostenendo la posizione unitaria espressa dalle sigle sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Sul.

Secondo quanto dichiarato da Tridico, le lavoratrici e i lavoratori portuali hanno agito con chiarezza laddove le istituzioni sarebbero rimaste silenti. L’europarlamentare ha richiamato la validità della legge 185 del 1990, che vieta espressamente l’esportazione, il transito e il trasferimento di materiali d’armamento verso Paesi in stato di conflitto armato o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. “Le istituzioni competenti avrebbero dovuto dire prima: nessuna complicità, diretta o indiretta, nel trasporto di strumenti di morte”, ha affermato Tridico, sottolineando come il quadro normativo europeo sia altrettanto vincolante in materia di prodotti a duplice uso.

La richiesta di ispezioni urgenti e il caso dei container di acciaio

La denuncia si è fatta ancora più circostanziata con l’intervento della vicepresidente del M5S alla Camera, Vittoria Baldino, la quale ha presentato una richiesta urgente di ispezione alle autorità competenti. Secondo alcune segnalazioni, alcuni container contenenti acciaio destinato alla produzione di proiettili da artiglieria da 155 mm sarebbero stati scaricati nel porto calabrese da una nave della compagnia MSC, in attesa di essere reimbarcati con destinazione finale Haifa, in Israele.

Baldino ha sollevato interrogativi sulla coerenza del governo italiano, chiedendo verifiche sulla natura del materiale e sulle autorizzazioni rilasciate. “Se i fatti trovassero conferma, ci troveremmo davanti a una possibile violazione della legge 185 del 1990”, ha dichiarato la deputata, aggiungendo che il transito sul territorio nazionale non può essere considerato un atto neutro, ma comporta una precisa responsabilità politica e legale. “Se il nostro territorio viene usato come snodo logistico per materiali legati a operazioni militari il governo deve spiegarlo”, ha concluso Baldino, evidenziando il rischio che l’Italia diventi un magazzino di transito per conflitti che alimentano crisi umanitarie.

L’appello alle istituzioni regionali ed europee

La questione non riguarda solo il controllo doganale, ma investe il ruolo politico della Regione Calabria e la coerenza delle politiche comunitarie. Tridico ha rivolto un appello diretto al presidente della Regione, chiedendo una posizione pubblica netta contro l’indifferenza sulla destinazione finale dei carichi movimentati nello scalo pubblico. L’europarlamentare ha inoltre annunciato l’intenzione di portare il caso nelle sedi parlamentari europee, insistendo sulla necessità di controlli sistematici e continuativi su tutti i container in transito, per evitare che la vigilanza dipenda esclusivamente dalle segnalazioni di movimenti civili o sindacali.

L’episodio richiama quanto già accaduto lo scorso marzo, quando otto container erano stati bloccati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane in seguito a segnalazioni relative a forniture destinate al settore della difesa. Per gli esponenti del Movimento 5 Stelle, il porto di Gioia Tauro deve restare un motore di sviluppo economico legale e civile, sottraendosi a qualsiasi dinamica legata alla logistica militare internazionale in contrasto con le leggi vigenti.