I lavori di ripristino delle protezioni dell’oleodotto a Vibo Marina diventano un caso politico e sociale a poche settimane dall’avvio della stagione turistica 2026. La presenza di mezzi meccanici e scavi su un tratto di costa strategico ha innescato una dura reazione da parte degli operatori del settore e della cittadinanza, preoccupati per l’impatto visivo e ambientale delle operazioni in corso.
Le criticità segnalate dagli operatori turistici
L’intervento, sebbene autorizzato dagli enti competenti nelle scorse settimane, sta sollevando interrogativi riguardo alla scelta della tempistica, ritenuta inadeguata rispetto alle esigenze di programmazione delle attività balneari. Serena Di Bruni, titolare dello stabilimento balneare La Playa, ha espresso forte preoccupazione per le modalità con cui i lavori stanno trasformando il paesaggio costiero.
“La parte di spiaggia non interessata dai lavori è bianca e pulita, mentre dove stanno scavando stanno emergendo montagne di sabbia marrone che finiscono direttamente sull’arenile”, ha dichiarato l’imprenditrice, sottolineando come la movimentazione del terreno stia portando in superficie materiali cromaticamente diversi dalla sabbia originaria. Il cantiere ha inoltre imposto la delimitazione di ampie aree, costringendo alcuni lidi a rivedere l’organizzazione degli spazi proprio nel momento di massima attività preparatoria.
Impatto sul territorio e dibattito locale
La vicenda coinvolge un tratto di spiaggia che alterna concessioni private a varchi liberi, rendendo l’impatto dei lavori visibile a una vasta platea di utenti. I residenti e la politica locale si interrogano sulla possibilità di aver pianificato tali interventi in un periodo differente, lontano dall’imminente afflusso di bagnanti e turisti.
Mentre le operazioni proseguono per garantire la sicurezza delle infrastrutture energetiche, il timore principale resta legato alla restituzione della spiaggia nel suo stato originario. La differenza cromatica della sabbia portata in superficie e la presenza di escavatori a ridosso delle strutture balneari rappresentano, secondo le categorie coinvolte, un danno d’immagine per una località che punta sul decoro costiero per attrarre visitatori durante l’estate 2026.



