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Il coraggio di una madre: Crotone saluta Francesca Anastasio, la mamma del piccolo Dodò Gabriele

Crotone si è fermata oggi per dare l’ultimo addio a Francesca Anastasio, la donna che per diciassette anni ha portato sulle spalle il peso di un dolore inimmaginabile: la perdita del figlio Dodò Gabriele, ucciso a soli 11 anni dalla ‘ndrangheta. La sua scomparsa, avvenuta a 58 anni dopo un lungo periodo di coma, lascia un vuoto profondo ma anche un’eredità di coraggio che ha segnato profondamente la lotta alla criminalità organizzata in Calabria e in tutta Italia.

Una luce contro il buio della rassegnazione

Durante la cerimonia funebre, officiata dal vescovo Alberto Torriani insieme a don Luigi Ciotti, è emersa con forza la figura di una donna che non si è mai arresa all’oscurità. Monsignor Torriani, durante l’omelia, ha offerto una riflessione profonda sul senso della sua testimonianza: “La vita di Francesca, attraversando la sofferenza, ha impedito al buio di diventare totale”. Il vescovo ha poi proseguito sottolineando come la ‘ndrangheta ottenga la sua vittoria più grande quando riesce ad abituare una terra alla rassegnazione. Il vero coraggio non consiste nel negare il male, ma nel non permettergli di avere l’ultima parola, custodendo la memoria non come un reperto statico, ma come una coscienza viva capace di interrogare la collettività.

L’addio di Don Ciotti e la condanna alla ‘ndrangheta

Particolarmente toccante è stato l’intervento di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e compagno di strada dei genitori di Dodò in questo lungo percorso di testimonianza. Il sacerdote, che ha accompagnato Francesca fino ai suoi ultimi istanti, ha rivolto un saluto commosso alla donna: “Ciao Francesca, stringi forte Dodò e sappi che il tuo seme darà frutto”. Don Ciotti ha poi espresso una durissima condanna verso chi tenta di nobilitare la criminalità organizzata con etichette fuorvianti, ribadendo con fermezza che non si deve mai parlare di cultura mafiosa, poiché essa rappresenta soltanto “ignoranza, sopraffazione, vigliaccheria, violenza”.

Una ferita trasformata in educazione per i giovani

Il merito più grande di Francesca Anastasio e di suo marito Giovanni è stato quello di non essersi chiusi nel privato del proprio lutto. Invece di lasciare che l’odio prendesse il sopravvento, hanno scelto di mettersi in gioco attraversando l’intera penisola per parlare ai ragazzi e spiegare con disarmante verità che la mafia uccide anche i bambini. Don Ciotti ha evidenziato come Francesca non fosse un’eroina nel senso classico del termine, ma una madre normale che ha compiuto una scelta straordinaria: trasformare la ferita in parola e la disperazione in impegno educativo. Il suo esempio rimane come un monito costante per chi crede che il territorio sia condannato, indicando con chiarezza la necessità di scegliere da che parte stare per non abituarsi mai al male.