La narrazione di un’esperienza vissuta si trasforma in un atto di responsabilità collettiva e in un momento di profonda riflessione civile. Venerdì 15 maggio, la presentazione del volume “Barche di sabbia – Reportage di un viaggio tra il deserto e il mare”, scritto dal giornalista Emanuele Armentano ed edito da Edizioni Expressiva, ha scosso il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Torino, trasformando lo spazio della fiera in un laboratorio di pensiero condiviso.
L’incontro è stato condotto dalla funzionaria della Regione Calabria Imma Guarasci e ha visto la partecipazione della scrittrice e dirigente scolastica Assunta Morrone. L’opera letteraria si apre con il drammatico richiamo alla strage di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023, avvalendosi della prefazione di monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della CEI, e della presentazione di Mimmo Lucano, sindaco di Riace e deputato europeo.
Tre sguardi per una testimonianza comune
Il volume ha individuato tre destinatari simbolici, figure di spicco del panorama culturale e artistico che rappresentano mondi diversi ma uniti da una medesima sensibilità. Le copie dell’opera sono state consegnate ad Alessandro Masi, storico dell’arte e segretario generale della Società Dante Alighieri, ad Amara Lakhous, scrittore, docente universitario e voce autorevole della letteratura della migrazione, e a Dario Brunori, il cantautore calabrese noto per la sua capacità di coniugare ironia e profondità umana. Tre sguardi differenti che convergono sul valore della memoria e dell’impegno sociale.
Dalla speranza del calcio alla cruda realtà del viaggio
Al centro del reportage si trova la vicenda reale di Abubacarr Conteh e Ousman Susso, due quindicenni originari di Serrekunda, in Gambia, che nel 2014 decisero di partire con uno zaino in spalla e l’ambizione di diventare calciatori in Italia. Il testo descrive un percorso durato due anni attraverso il deserto del Sahara, le tappe in Libia e la rischiosa traversata delle acque del Mediterraneo. La precisione della cronaca giornalistica si unisce alla tensione narrativa per restituire i dettagli di una vera e propria odissea moderna.
La forza dell’evento torinese è risieduta anche nelle testimonianze visive dei due protagonisti, i quali, attraverso un contributo video, hanno condiviso la durezza del loro vissuto e il segno lasciato dalle perdite subite durante il tragitto.
«Ci siamo ripromessi di non fare più il bagno in mare. Molti dei nostri amici sono morti lì. Ora riposano sotto le acque. Per noi è una mancanza di rispetto fare il bagno sopra di loro».
Questa dichiarazione ha segnato il momento di maggiore impatto emotivo della presentazione, ridefinendo il significato profondo di un testo che non si limita a descrivere il fenomeno migratorio, ma interroga direttamente la coscienza dei lettori sulla necessità di riconoscere l’identità e la dignità delle singole storie personali.



