Il rito della sciabolata, subito dopo l’inaugurazione nel borgo antico di Cirò, è già uno dei momenti più attesi della seconda edizione calabrese del Merano Wine Festival, in programma da venerdì a lunedì prossimi tra Melissa, Cirò e Cirò Marina. Una delle due principali rassegne enologiche del nostro Paese e dell’intero continente si sposta dalla sua sede, percorrendo tutta la Penisola, per fare tappa nella terra d’Enotria, dove la coltivazione della vite è un’attività praticata fin dalle epoche più remote.
L’intuizione istituzionale e l’asse tra Alpi e Jonio
L’intuizione dell’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, che ha convinto sia i dirigenti di Verona Fiere che il patron del MWF, Helmut Kocher, ad accettare la trasferta calabrese, fa leva sulla qualità della viticoltura e dell’enogastronomia. È tuttavia la connessione millenaria con la storia del vino l’aspetto più affascinante di questa fusione, fino a poco tempo fa inimmaginabile, tra le Alpi e la costa jonica.
Un anno fa, nella giornata inaugurale della rassegna, fu proprio Kocher a sottolineare lo spessore culturale della produzione locale, dichiarando che nel Cirotano il vino rappresenta, più che un prodotto, il simbolo stesso del territorio e il forte senso di appartenenza che lo connota.
Un nuovo modello di valorizzazione territoriale
Cambia il racconto, si adegua il passo, e del resto l’intenzione del dipartimento agricoltura e dell’Arsac, che ne rappresenta il braccio operativo, era proprio quella di costruire un modello di valorizzazione che tenesse insieme produzione, identità, tradizione e biodiversità.
Si tratta di una sfida iniziata appena pochi anni fa che la Calabria ha però già dimostrato, con l’organizzazione, l’ospitalità e la professionalità, di saper affrontare nel migliore dei modi.



