Il tragico episodio verificatosi lungo il vecchio tracciato della Statale 106 nel territorio di Amendolara ha trovato una prima, drammatica conferma investigativa. I quattro migranti di nazionalità pakistana, i cui corpi sono stati rinvenuti carbonizzati all’interno di una vettura ferma in una stazione di servizio, sono stati uccisi.
Gli inquirenti, che hanno eseguito accertamenti serrati fin dal momento del macabro ritrovamento, sono giunti a questa conclusione geometrica, confermando un’ipotesi che aveva preso piede fin dalle prime battute della vicenda, pur senza escludere inizialmente altre piste.
Le indagini sono condotte in modo congiunto dagli agenti della Squadra Mobile di Cosenza e della Polizia Stradale di Trebisacce. Il coordinamento è affidato alla Procura della Repubblica di Castrovillari, con il procuratore capo Alessandro D’Alessio che viene informato istante per istante su ogni minimo sviluppo e novità del caso.
Gli elementi al vaglio degli investigatori e i filmati delle telecamere
A guidare gli esperti verso la pista dell’omicidio è stato lo stato dei luoghi e le condizioni in cui si presentava la vettura all’arrivo dei vigili del fuoco. Gli elementi raccolti sul posto hanno permesso di escludere quasi subito la tesi di un drammatico incidente stradale.
Un aiuto fondamentale per ricostruire l’esatta dinamica della strage e per identificare i responsabili potrebbe arrivare dai sistemi di videosorveglianza presenti sia all’interno del distributore di carburante, sia nelle aree limitrofe. Gli investigatori hanno già avviato la visione dettagliata dei filmati estratti dalle telecamere per individuare movimenti sospetti o il passaggio di altri veicoli nelle ore compatibili con il delitto.
Escluso il coinvolgimento della criminalità organizzata locale
Un dettaglio di rilievo emerso dagli approfondimenti riguarda l’esclusione di una matrice legata alla ‘ndrangheta. Nonostante le cosche operanti in questa specifica area geografica abbiano già utilizzato in passato il fuoco come modalità per distruggere i corpi delle proprie vittime, le modalità dell’azione odierna divergono radicalmente dai tipici schemi mafiosi.
La criminalità organizzata agisce storicamente in luoghi isolati, come zone di campagna o aree impervie, per occultare le tracce. La scelta di agire in una stazione di servizio situata su una strada ad alta frequentazione come la Statale 106 si discosta da tali dinamiche. Attualmente la circolazione sull’arteria stradale è ripresa regolarmente, mentre l’attenzione resta massima per fare piena luce sui dettagli del quadruplo omicidio.



