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Domenico Furgiuele lascia la Lega e sposa il progetto di Roberto Vannacci

Il panorama politico nel centrodestra si arricchisce di una nuova e profonda fessura. L’addio era nell’aria, ma le parole scelte da Domenico Furgiuele per congedarsi dalla Lega, dopo dodici anni di militanza, suonano come una dichiarazione di guerra politica.

Il parlamentare calabrese ha deciso di lasciare il partito guidato da Matteo Salvini, una realtà che ha contribuito in prima persona a fondare e radicare nel Mezzogiorno, per aderire ufficialmente al progetto di Futuro Nazionale, il movimento guidato dal Generale Roberto Vannacci.

In una lunga nota diffusa per spiegare la decisione, il deputato lametino esprime una profonda rottura emotiva e politica con il consiglio federale e con i vertici di via Bellerio: “Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere il coraggio di lasciare ciò che si ama quando non lo si riconosce più. Dopo dodici anni, lascio la Lega. Non è una decisione improvvisa. È una scelta meditata, rinviata più volte. Ho cercato dentro di me e nel confronto con chi si sta occupando del partito negli ultimi tempi, motivi per restare, ma non ne ho trovati”.

L’attacco alla svolta post-ideologica del Carroccio

Le motivazioni dietro questa scelta sono radicali e investono direttamente la linea strategica impressa nell’ultimo periodo al partito. Furgiuele parla di una crisi di identità irreversibile da parte della Lega odierna, accusata di aver smarrito la propria bussola tradizionale e di essersi snaturata rispetto al progetto in cui era entrato nel 2014.

Secondo il deputato, definendosi post-ideologica, la dirigenza avrebbe tradito il patto originario con i suoi militanti storici, finendo per accogliere istanze distanti dai valori tradizionalisti e sovranisti su cui lui stesso aveva costruito il suo impegno politico in Calabria. Le accuse toccano ambiti chiave, dalla gestione dei diritti civili alle scelte sulla politica estera, con aperte contestazioni verso le aperture ai temi Lgbt e il posizionamento sul conflitto in Ucraina. Furgiuele denuncia un centrodestra sbiadito e fluido che confonde la prudenza con la rinuncia, trasformandosi in una sorte di balena bianca stanca e priva di una visione del mondo definita.

“Muore il politico costretto a sentirsi ripetere che viviamo in un’epoca post-ideologica. Come se avere un’ideologia fosse una colpa. Come se avere un’idea del mondo, una visione, una direzione, fosse qualcosa da nascondere”, evidenzia l’esponente politico, chiarendo che per lui avere un’ideologia significa preservare la propria identità.

La nuova sfida al fianco di Vannacci e il ritorno a Camelot

L’adesione a Futuro Nazionale non viene vissuta dal deputato come una semplice migrazione parlamentare o una mossa di palazzo. Furgiuele sottolinea che la comodità di un seggio parlamentare nella maggioranza di governo non è mai stata una priorità, preferendo la fedeltà ai propri ideali alla sicurezza delle posizioni acquisite.

Nel descrivere la nuova avventura politica al fianco del generale, parla di un vero e proprio “Ritorno a Camelot”. Una formula evocativa che viene intesa non come la pretesa di ricostruire un passato impossibile, ma come una chiamata alle armi per tornare alle sorgenti dell’onore, della fedeltà e della tradizione.

Il focus del nuovo impegno all’interno della formazione di Vannacci rimane saldamente ancorato alla difesa dell’identità europea, al contrasto netto verso il cosmopolitismo e alla prosecuzione della battaglia sulla remigrazione, definita una necessità politica per la tutela della civiltà. Nel salutare i vecchi colleghi di partito, Furgiuele rivolge un pensiero anche ad altri parlamentari che hanno già intrapreso questa transizione: “Lo faccio con l’affetto che mi lega a due uomini che considero fratelli, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Con la certezza che saranno tanti altri combattenti a seguirci in tutta Italia”.