Il recupero delle tradizioni linguistiche passa attraverso i linguaggi della contemporaneità. A Lamezia Terme, il dialetto locale trova una nuova via di trasmissione grazie all’iniziativa di Francesco Polopoli, docente di latino e greco. L’idea centrale del progetto è quella di tradurre le storie, le espressioni tipiche e la saggezza del vernacolo lametino in fumetti e cartoni animati. L’obiettivo principale è intercettare l’attenzione delle nuove generazioni, offrendo loro uno strumento accessibile e vicino ai loro codici comunicativi per riscoprire il patrimonio culturale della propria terra.
Interfacciarsi con queste vignette, per loro, significa accendere quel piccolo cinema portatile, sorridere di una battuta in vernacolo e accorgersi, forse con una punta di orgoglio, che quelle parole antiche sanno ancora di futuro. Con queste parole Polopoli definisce il senso di un’operazione che non vuole essere una semplice operazione nostalgia, ma un modo per proiettare la parlata locale nel domani, trasformando i ragazzi in custodi consapevoli di una tradizione che rischiava di sbiadire.
Dai dizionari tradizionali al linguaggio visivo delle vignette
L’approccio didattico e divulgativo si distacca dalle metodologie classiche per abbracciare la multimedialità. Nonostante una precedente esperienza di strutturazione di un dizionario con elementi di lessico e grammatica per gli studenti, la necessità di dare maggiore dinamismo alla lingua ha spinto verso una narrazione più immediata.
Quando ho iniziato a pensare a come salvare il dialetto della mia comunità, quella Lamezia Terme che mi porto dentro ovunque vada, mi sono subito detto che non potevo attenermi solo ad un dizionario, che tra l’altro ho sistematizzato ad usum discipulorum, tempo fa, tra lessico e grammatichetta. Io volevo che la nostra lingua ancestrale continuasse a respirare, a correre, a far ridere e pensare. Soprattutto desideravo che parlasse ai ragazzi di oggi, quelli che hanno il mondo intero a portata di clic, ma che rischiano di perdere il contatto con la terra che calpestano.
L’iniziativa punta a colmare la distanza tra l’iperconnessione globale dei giovani e il legame con il territorio circostante. Attraverso tavole illustrate che fondono memoria storica e attualità, le espressioni idiomatiche riprendono vita in contesti narrativi dinamici.
Il fascino vintage applicato alle nuove tecnologie
La scelta di utilizzare il fumetto e l’animazione risponde alla volontà di sfruttare codici visivi rapidi e accattivanti, capaci di competere con i contenuti digitali che i giovani consumano quotidianamente. Il vernacolo smette così di essere percepito come un elemento superato o limitato agli ambiti formali dello studio accademico, diventando un veicolo di intrattenimento e riflessione.
Molti vedono il dialetto come un binario morto, un nostalgico guardarsi indietro. Per me è l’esatto contrario: è un ponte teso verso il futuro. Nel mio lavoro cerco di sfruttare quello che oggi chiamiamo fascino vintage utilizzando lo strumento del fumetto, la tecnologia dell’animazione, il linguaggio visivo rapido a cui i ragazzi sono abituati.
Il risultato di questo percorso è una serie di tavole in cui il passato e il presente si intrecciano. Le antiche usanze e i modi di dire della tradizione lametina vengono riscritti e disegnati per dimostrare la loro perdurante attualità, offrendo alle comunità locali un modo inedito di guardare alle proprie radici culturali.



