Il mare è ancora buio quando la nave Sea Eagle riceve la segnalazione: il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia ha individuato una boa rossa in mare aperto. L’equipaggio mette la prua su Fuscaldo, sul Tirreno calabrese. Dalla prua della Sea Eagle inizia il recupero di una spadara, una rete derivante con maglia da 45 centimetri, vietata in tutto il Mediterraneo dal 2002. L’operazione dura un’ora, fino all’immagine più devastante: due mante, della specie Mobula mobular, morte impigliate nella rete in stato di avanzata decomposizione. Nelle stesse acque, il giorno precedente, Sea Shepherd aveva già recuperato uno spezzone abbandonato di rete derivante con maglia da 20 centimetri, all’interno del quale si trovavano tre delfini morti, tra cui un cucciolo di 90 centimetri.
La Mobula mobular appartiene alla famiglia delle Myliobatidae ed è uno dei grandi pesci cartilaginei del Mediterraneo, capace di superare i 3 metri di apertura alare. Si tratta di una specie pacifica e totalmente innocua per l’uomo, classificata come “In Pericolo” (Endangered) dalla Lista Rossa IUCN. Avendo una bassa fecondità, maturando lentamente e partorendo un solo piccolo alla volta, ogni esemplare ucciso rappresenta una perdita che l’ecosistema fatica a recuperare in anni.
La reazione immediata e il maxi sequestro
Alla scoperta delle due mante morte, la reazione è stata coordinata e senza sosta. Il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, la Guardia Costiera e le navi di Sea Shepherd Italia hanno attivato un’operazione congiunta straordinaria, con tre giorni di pattugliamento incessante, giorno e notte, lungo la costa tirrenica calabrese. La risposta ha confermato la presenza di un sistema organizzato di pesca illegale su scala industriale.
L’intervento ha portato al sequestro di ben 19 chilometri di reti spadare con maglia da 45 centimetri, caratterizzate dagli stessi galleggianti, dalle stesse boe e dalle stesse maglie identificate nella rete che aveva ucciso le prime due mante. Una barriera invisibile e reiterata nel Tirreno calabrese, posizionata proprio nel periodo di riproduzione del Tonno Rosso.
I salvataggi in extremis e la piaga delle reti derivanti
Dentro quelle reti, tre giorni dopo, c’era ancora vita. Gli animali erano esausti e intrappolati, ma vivi. Uno per uno, sono stati liberati dall’equipaggio della Sea Eagle quattro Mobula mobular, un Mola mola (pesce luna), una tartaruga comune Caretta caretta e due esemplari di Thunnus thynnus (tonno rosso).
Le reti derivanti come spadare, ferrettare e palamitare derivanti sono state bandite nell’Unione Europea nel 2002 e a livello globale già nel 1993 dalla Convenzione ONU sul Diritto del Mare. Queste barriere invisibili chilometriche catturano e uccidono indiscriminatamente tonni, squali, tartarughe, delfini, capodogli e balene. La storia si ripete a poche miglia da Capo Milazzo, dove nel 2017 fu ritrovato SISO, il giovane capodoglio ucciso da una spadara il cui scheletro è oggi esposto al MuMa di Milazzo.
Il fenomeno minaccia anche la ripresa del Tonno Rosso, che tra gli anni ’70 e il 2010 ha subito un crollo dell’80% della biomassa riproduttiva. Sebbene i piani di recupero ICCAT abbiano prodotto i primi segnali incoraggianti, con avvistamenti nel Sud Tirreno di branchi con esemplari oltre i 250 chilogrammi, ogni palangaro illegale teso nel periodo di frega rischia di invertire anni di sforzi in una sola notte.
I risultati operativi di Operazione SISO9
Il bilancio complessivo delle attività fotografa la gravità della situazione e l’efficacia dell’intervento:
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4 Mobula mobular liberate vive da reti illegali
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1 Mola mola (pesce luna) liberato vivo
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1 Caretta caretta liberata viva
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2 Tonni rossi (Thunnus thynnus) liberati vivi
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19 chilometri di reti spadare con maglia 45 centimetri sequestrate in un’operazione h24 di 3 giorni con GdF, Guardia Costiera e Sea Shepherd
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2 Mobula mobular recuperate morte da una spadara segnalata dal Reparto Aeronavale GdF di Vibo Valentia
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3 delfini morti, di cui un cucciolo di 90 centimetri, recuperati da rete derivante abbandonata nei pressi di Capo Milazzo
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15 chilometri di palangari illegali con quasi 400 ami da tonno confiscati dallo Spitfire
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4 FAD altamente inquinanti rimossi dalla Sea Eagle
“L’oceano è la matrice originaria della vita e un’infrastruttura naturale essenziale per l’equilibrio globale. Quello che abbiamo visto il 6 giugno al largo della Calabria era una strage. Quello che abbiamo fatto nei tre giorni successivi insieme alla Guardia di Finanza e alla Guardia Costiera è la risposta che questo mare esige e merita. Non utilizziamo queste cifre come propaganda: sono vite, sono fatti, sono la prova che il modello di cooperazione tra forze dello Stato e organizzazioni di conservazione funziona”, ha dichiarato Andrea Morello, Presidente Sea Shepherd Italia ETS.



