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Reggio, 4 marescialli non passano il corso e vengono puniti con il trasferimento: la denuncia del Mosac

La retorica istituzionale dell’Arma dei Carabinieri si scontra con una realtà burocratica ben differente, che emerge dai corridoi della Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria. Pochi giorni dopo le celebrazioni del 212° Annuale di Fondazione, durante le quali i vertici della Benemerita avevano espresso elogi nei confronti del quadro permanente per l’eccellente livello di preparazione offerto alle nuove leve, la situazione è mutata radicalmente per quattro giovani Marescialli in servizio presso l’istituto di formazione calabrese. I quattro ispettori sono diventati destinatari di un provvedimento di trasferimento d’autorità, una misura che il sindacato MOSAC (Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri) contesta duramente.

La selezione d’ufficio e il trasferimento coatto

Alla base del provvedimento non vi sono carenze d’organico o urgenti necessità operative, bensì il mancato superamento della selezione per l’accesso al corso da Istruttore di Tiro. I quattro militari non avevano avanzato alcuna richiesta di partecipazione; l’amministrazione, a causa della mancanza di adesioni su base volontaria, aveva proceduto alla precettazione d’ufficio dei Marescialli. La successiva bocciatura ai test selettivi ha fatto scattare l’allontanamento dalla Scuola Allievi, configurando una dinamica in cui la mancata idoneità a un corso non richiesto si traduce in una sanzione di fatto.

La dura presa di posizione del MOSAC

Il Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri ha inviato una formale segnalazione al Comandante Generale, ravvisando nell’operato dei vertici locali un potenziale sviamento di potere e una sanzione disciplinare atipica e mascherata. L’azione amministrativa rischia di creare un precedente interpretativo per la gestione del personale dell’Arma.

Seguendo questa bizzarra filosofia d’impiego, infatti, si aprirebbero praterie radiose per il futuro dell’Istituzione. Domani che facciamo? Se un carabiniere fallisce il periodo di amalgama per le missioni all’estero, lo confiniamo all’Asinara? E cosa dovremmo fare con i candidati che ogni anno legittimamente non superano le durissime selezioni per il Tuscania, per i Cacciatori o per il GIS o qualsivoglia corso di specializzazione? Li cacciamo dall’Arma o li spediamo a dirigere il traffico a Vipiteno per sanzionare il loro mancato superamento di una prova a volte anche non richiesta?

La dichiarazione del Segretario Generale del MOSAC, Luca Spagnolo, evidenzia le possibili storture di un sistema che punisce la mancata specializzazione anziché tutelare il benessere organizzativo e la serenità dei nuclei familiari dei dipendenti.

I rischi di un contenzioso amministrativo

Il sindacato sottolinea come decisioni di questo tipo possano generare un clima di tensione interna ai reparti, compromettendo l’efficienza lavorativa. Inoltre, l’atto espone l’amministrazione al concreto rischio di ricorsi presso il Tribunale Amministrativo Regionale per manifesta illegittimità ed eccesso di potere, con conseguenti oneri economici a carico dello Stato in caso di soccombenza. Il MOSAC ha quindi richiesto un intervento tempestivo in via di autotutela da parte dei vertici dell’Arma per ripristinare un modello di comando basato sull’equità e sulla fiducia reciproca, superando logiche puramente punitive e applicando i principi di tutela del personale in tutta la catena gerarchica.