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Emergenza grano duro in Calabria, l’allarme di Coldiretti: “Prezzi crollati e rincari sugli scaffali”

La filiera del grano duro in Calabria attraversa una fase di profonda sofferenza economica. Negli ultimi anni la regione ha visto contrarsi del 10% le superfici destinate a questa coltura. Oltre 3.500 aziende agricole locali, distribuite su circa 17.000 ettari, si trovano ad affrontare una quotazione del frumento crollata a 27 euro al quintale rispetto ai circa 35 euro di due anni fa, a fronte di costi produttivi in costante aumento e di prezzi al consumo per pane e pasta che rimangono elevati.

Le criticità del mercato e le speculazioni

L’analisi condotta da Coldiretti evidenzia come i ricavi non riescano più a coprire i costi variabili, che arrivano ad assorbire oltre il 60% delle entrate complessive. A gravare sul settore cerealicolo sono anche le importazioni massicce dall’estero, spesso concentrate proprio nel periodo della raccolta per spingere al ribasso i listini riconosciuti ai produttori locali. Tra le materie prime importate figura anche il grano canadese trattato con glifosate in fase di preraccolta, una pratica vietata sul territorio italiano ed europeo che genera una condizione di concorrenza sleale.

A questo quadro si aggiungono le distorsioni causate da listini alternativi a quello della Commissione Unica Nazionale (Cun), le frodi sulla tracciabilità dell’origine e il mancato rispetto delle normative sull’etichettatura.

Le proposte al tavolo ministeriale

Al tavolo di confronto sulla filiera del grano duro presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Coldiretti ha delineato una serie di interventi per sostenere il comparto:

  • Lo stanziamento urgente di 40 milioni di euro all’interno del Ddl Coltiva Italia per rafforzare i contratti di filiera, legando l’accesso ai fondi all’adozione del prezzo della Cun come parametro di riferimento.

  • L’intensificazione dei controlli sulle pratiche commerciali sleali, per verificare e sanzionare gli acquisti effettuati a valori inferiori ai costi di produzione.

  • L’impiego di strumenti d’indagine tecnologici per accertare l’origine del grano, quali risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica.

  • Un piano straordinario di investimenti mirato all’ammodernamento delle infrastrutture di stoccaggio, dato che oltre il 60% dei centri nazionali ha più di quarant’anni di attività.

  • Il contrasto ai conflitti di interesse all’interno della Cun e l’introduzione di misure regionali di sostegno straordinario.

  • L’avvio dell’iter per il riconoscimento della Dop per la pasta del Sud Italia, affiancato da un piano per l’irrigazione di precisione e la realizzazione di invasi.

La tutela della frumenticoltura regionale rappresenta un presidio fondamentale per la tenuta economica delle aree interne e per la salvaguardia di un patrimonio agricolo che ha saputo sviluppare esperienze legate al biologico, alle filiere corte e all’imprenditoria giovanile.