Ci sono ricorrenze che appartengono al calendario e altre che finiscono per diventare parte dell’identità di un luogo. A Limbadi, nel Vibonese, il 27 luglio appartiene alla seconda categoria. È il giorno di San Pantaleone, patrono del paese, medico e martire della tradizione cristiana. Per la comunità locale si tratta soprattutto della celebrazione della “Festa Ricca”, nota nella tradizione popolare come “U Santu Riccu”.
Questa definizione nasce dalla contrapposizione con la festa celebrata nell’ultima domenica di maggio, la “Festa Minore”, detta anche “U Santu Poveru”, caratterizzata da una maggiore sobrietà. A luglio il Santo viene invece festeggiato con la solennità della ricorrenza principale. Dietro le processioni e la devozione si snoda una storia che attraversa i secoli, connettendo la Calabria all’Argentina.
Le origini della ricorrenza e l’afflusso dei fedeli
Il 27 luglio, secondo la tradizione cristiana, si ricorda il martirio di San Pantaleone, medico originario di Nicomedia, la cui morte viene collocata durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. A Limbadi la festività estiva ha assunto nel tempo un carattere solenne, diventando un appuntamento di grande partecipazione con pellegrinaggi provenienti dal Nicastrese, dall’area di Gioia Tauro e dalla Sicilia.
A questi fedeli si sono sempre uniti gli emigrati. Per molti cittadini trasferiti nel Nord Italia o all’estero, il rientro in paese in occasione della festa patronale ha rappresentato una costante opportunità di ritrovare le proprie radici e il senso di appartenenza alla comunità.
Il simbolo della statua inviata oltreoceano
Con il passare degli anni l’emigrazione ha gradualmente spopolato il territorio limbadese, spingendo numerose famiglie verso le città industriali del Nord o verso l’estero. Pur cambiando contesto culturale e linguistico, i migranti hanno mantenuto i riti originari. Il 9 settembre 1979, nella chiesa di Limbadi, è stata benedetta una statua destinata alla comunità di connazionali residenti in Argentina.
L’opera è stata realizzata con l’obiettivo di riprodurre fedelmente le sembianze dell’effigie venerata nel comune calabrese, offrendo così ai fedeli di Buenos Aires la possibilità di mantenere un punto di riferimento devozionale legato alla propria terra d’origine.
Il culto di San Pantaleone tra Novara e la tradizione storica
Un’ulteriore testimonianza di questo fenomeno si è verificata a Novara, meta di un consistente flusso migratorio da Limbadi. Anche in quella sede i cittadini residenti hanno fatto realizzare una statua del patrono per riproporre le consuete celebrazioni, creando un punto di ritrovo per i paesani stabilitisi nelle regioni settentrionali.
Le radici di questo culto risalgono alla presenza dei monaci basiliani giunti dall’Oriente in Calabria. La devozione si è consolidata nel tempo attraverso diversi rituali, tra cui la pratica storica dei “bambini denudati”, durante la quale un neonato veniva spogliato e avvicinato alla statua del Santo con gli indumenti appesi temporaneamente alla portantina.
La reliquia e il patrimonio culturale della comunità
Presso la chiesa patronale si conserva una reliquia attribuita a San Pantaleone: un’ampolla contenente sangue donata alla parrocchia il 4 agosto 1996 dagli eredi del dottor Antonino Saladino. La tradizione devozionale associa ai giorni della festa la liquefazione del contenuto dell’ampolla, elemento che contribuisce all’affluenza di fedeli durante il 27 luglio.
La ricorrenza del patrono sintetizza la memoria storica di un territorio segnato dall’emigrazione verso varie destinazioni nazionali e internazionali. La continuità delle celebrazioni e il trasferimento dei simboli religiosi oltreoceano mostrano la persistenza del legame identitario di Limbadi con i propri emigrati nel corso delle generazioni.



