La decisione del Tar Calabria di sospendere la preapertura al colombaccio, fissata per il 2 settembre 2026, continua a far discutere. Con il decreto emesso il 13 agosto a seguito del ricorso presentato da Earth Odv, la misura cautelare blocca temporaneamente l’avvio della stagione per questa specie, rimandando ogni valutazione alla camera di consiglio prevista proprio per il 2 settembre. Un provvedimento giunto a ridosso della data stabilita, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo colpo per il comparto venatorio ed economico dell’intera regione.
Le considerazioni espresse da Roberto Zerotti, cacciatore di Reggio Calabria, mettono in luce una realtà che va ben oltre il semplice aspetto ricreativo della disciplina. “Dietro una giornata di caccia ci sono migliaia di euro di spese, investimenti, prenotazioni e attività commerciali che vivono dell’indotto venatorio”, evidenzia Zerotti nella sua analisi. Il blocco improvviso impatta direttamente sulle armerie, che hanno approvvigionato i magazzini con mesi di anticipo confidando nelle date ufficiali del calendario regionale, ma colpisce anche l’intera filiera dell’accoglienza locale: ristoranti, agriturismi, panifici e piccoli produttori agricoli che vedono sfumare le prenotazioni e gli acquisti previsti per la giornata.
Ritardi di pianificazione e frammentazione delle associazioni
Al centro del dibattito resta il tema delle responsabilità istituzionali. Il Piano Faunistico-Venatorio della Regione Calabria risale al 2003 e, sebbene sia stato avviato l’iter di aggiornamento in collaborazione con l’Ispra, i lunghi anni di ritardo nella programmazione continuano a rendere i calendari venatori particolarmente vulnerabili alle impugnative davanti alla giustizia amministrativa. Un quadro normativo incerto che alimenta la sfiducia dei cacciatori, già provati da restrizioni territoriali e vincoli ambientali, con il rischio di un calo dei rinnovi delle licenze e una conseguente diminuzione delle entrate erariali.
Oltre ai ritardi della politica regionale, emergono criticità anche sul fronte della rappresentanza e della legislazione statale. Le associazioni venatorie vengono richiamate a una maggiore coesione e alla ricerca di una strategia unitaria capace di prevenire i contenziosi attraverso una solida base di dati e pianificazione. Parallelamente, si evidenzia la necessità di una revisione della legge nazionale 157/1992, ferma a oltre trent’anni fa, affinché siano stabiliti tempi certi per i ricorsi ed evitati blocchi cautelari a pochi giorni dalle aperture ufficiali, ferme restando le garanzie sul diritto di difesa e sulla tutela della fauna.
La proposta per la preapertura e la richiesta di chiarezza
Di fronte alla situazione di stallo, viene avanzata una proposta di gestione per evitare ulteriori disparità operative sul territorio. Vista la concomitanza tra la data prevista per la preapertura e l’udienza della camera di consiglio del Tar, l’auspicio è che la Regione Calabria possa “valutare con senso di responsabilità l’opportunità di sospendere temporaneamente anche la preapertura a gazza e cornacchia”, uniformando poi le date per tutte le specie alla prima scadenza utile successiva al pronunciamento dei giudici.
L’obiettivo auspicato è quello di evitare un quadro regolatorio frammentato e incerto, offrendo garanzie sia agli appassionati sia agli operatori economici che sostengono l’economia locale, in attesa che la magistratura amministrativa chiarisca in modo definitivo l’assetto della stagione venatoria.



