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Rapimento della neonata a Cosenza, la replica della mamma a Rosa Vespa

Non ci sono mai state scuse rivolte direttamente alla famiglia, né tantomeno una richiesta di incontro di persona. Arriva tramite un comunicato ufficiale la precisazione di Valeria Chiappetta, madre della neonata sottratta il 21 gennaio 2025 dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza, a seguito delle affermazioni diffuse a mezzo televisivo da Rosa Vespa.

La donna, destinataria di una condanna per il sequestro della piccola, nel corso dell’intervista ha ripercorso le tappe del proprio percorso personale successivo ai fatti, manifestando l’intenzione di chiedere perdono alla madre della bambina e dichiarandosi pronta a un eventuale confronto. Una ricostruzione dei fatti che la famiglia della neonata ha smentito categoricamente.

L’assenza di scuse e il nodo della provvisionale

Attraverso la nota inviata agli organi di stampa, la madre della bambina ha voluto chiarire in modo perentorio la totale assenza di contatti tra le parti. “Prendo atto dell’ennesima intervista della signora Rosina Vespa e preciso che né io né la mia famiglia abbiamo mai ricevuto scuse, né formali né informali, né richieste di incontro”, dichiara Valeria Chiappetta.

Oltre all’assenza di contatti privati, l’intervento della madre richiama quanto stabilito nel corso del processo a carico della donna, ponendo l’accento sugli adempimenti economici previsti dal magistrato. “Allo stesso modo, non vi è mai stato alcun riscontro a quanto disposto dal giudice in sentenza in merito alla provvisionale, quale elemento della condotta riparatoria”, precisa Chiappetta.

La distanza tra la dimensione mediatica e le azioni concrete

La presa di posizione della famiglia evidenzia il netto divario tra i messaggi lanciati di fronte alle telecamere e la condotta tenuta sul piano reale. La madre della neonata evidenzia come ogni intenzione manifestata sia rimasta confinata all’interno del circuito dell’informazione e dello spettacolo.

“Rilevo, pertanto, che tutte le considerazioni della signora Vespa sono state affidate esclusivamente alle telecamere e ai mezzi di informazione”, conclude la nota di Valeria Chiappetta, sottolineando la frattura insanabile tra i due contesti: “Di fronte a una vicenda così dolorosa, resta per noi una distanza profonda tra ciò che viene dichiarato pubblicamente e ciò che, concretamente, è stato fatto”.

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