I minorenni greci non potranno più accedere ai social network. Il Parlamento di Atene ha approvato una nuova legge che dal 1° gennaio 2027 vieta l’iscrizione e l’utilizzo delle piattaforme digitali ai ragazzi con meno di 15 anni. Il provvedimento impone alle società tecnologiche l’adozione di rigorosi sistemi di verifica dell’età, con la previsione di pesanti sanzioni finanziarie per le aziende inadempienti. La misura, sostenuta esclusivamente dalla maggioranza conservatrice di Nea Dimokratia al termine di un acceso confronto d’aula, si inserisce nel solco delle iniziative europee dedicate alla tutela dei minori nel contesto digitale, come il progetto Kids Act.
Il ministro greco della Governance digitale e dell’Intelligenza artificiale, Dimitris Papastergiou, ha espresso chiaramente la posizione dell’esecutivo definendo la norma “una soluzione efficace e necessaria” per arginare il fenomeno della dipendenza digitale tra i più giovani.
La mappa dei divieti nel mondo e l’incognita delle verifiche
Il provvedimento greco si inserisce in un quadro internazionale caratterizzato da un crescente interventismo statale volto a limitare l’esposizione precoce dei giovani ai rischi della rete, come cyberbullismo, contenuti dannosi e disturbi della salute mentale. Tuttavia, l’applicazione pratica delle restrizioni incontra significativi ostacoli tecnici e giuridici. Il nodo principale rimane la verifica dell’identità: i sistemi basati su documenti ufficiali o riconoscimento facciale sollevano complesse problematiche legate alla tutela della riservatezza dei dati personali dei minori.
L’esperienza dell’Australia rappresenta un precedente significativo. A seguito dell’introduzione del divieto per gli under 16 alla fine del 2025, i dati diffusi dall’autorità nazionale per la sicurezza online, eSafety, indicano che oltre l’80% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni continua ad accedere alle piattaforme attraverso tecniche di elusione dei controlli.
Sul piano globale le strategie risultano differenziate. In Asia, Malesia e Indonesia applicano restrizioni sotto i 16 anni, mentre la Cina ha adottato un modello basato su una modalità d’uso dedicata ai minori, caratterizzata da limitazioni temporali e blocchi nelle ore notturne. In Turchia e negli Emirati Arabi Uniti le limitazioni riguardano gli under 15, mentre il Brasile prevede l’obbligo di associare i profili dei minori di 16 anni a quelli dei genitori. Negli Stati Uniti la materia resta regolata prevalentemente da iniziative legislative e giudiziarie a livello dei singoli Stati.
In Europa la situazione appare altrettanto eterogenea. In Francia, la legge del 21 luglio 2026 che vietava l’accesso ai social sotto i 15 anni è stata bloccata il 14 agosto dal Conseil constitutionnel per violazione delle garanzie sulla libertà di espressione e sulla privacy, costringendo il presidente Emmanuel Macron a richiedere una revisione del testo.
Altri Paesi europei stanno definendo interventi normativi: la Spagna pianifica la soglia a 16 anni, la Danimarca e la Norvegia valutano il limite dei 15 anni (con l’impiego dell’identità digitale nazionale per quest’ultima), la Germania studia restrizioni sotto i 14 anni, mentre il Regno Unito valuta l’uso del riconoscimento facciale per gli under 16. In Portogallo vige il divieto sotto i 13 anni e l’obbligo del consenso genitoriale fino ai 16.
Il quadro normativo italiano e l’iter parlamentare
L’approvazione del testo greco ha riacceso la discussione politica in Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato apertura nei confronti dell’introduzione di un divieto di accesso ai social per i minori di 14 anni, riattivando l’attenzione sui disegni di legge attualmente depositati alle Camere.
Al Senato giace una proposta bipartisan a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, i cui lavori risultano fermi dal mese di giugno. Sollecitando la ripresa del percorso legislativo, Mennuni ha dichiarato: “Credo importante che si debba dare seguito all’invito del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che il Parlamento riprenda il lavoro fin qui fatto in Senato per approvare la legge”. La parlamentare ha aggiunto che, pur ritenendo l’asticella dei 15 anni più idonea, l’ipotesi dei 14 anni raccoglie una convergenza politica più ampia.
Dalle opposizioni e da altri gruppi parlamentari giungono sollecitazioni per un’approvazione rapida. Marianna Madia, esponente di Casa Riformista, ha annunciato la presentazione di un emendamento al decreto sicurezza per accelerare i tempi. Mara Carfagna di Noi Moderati ha confermato l’intenzione di lavorare a un testo condiviso, mentre il leader di Azione Carlo Calenda ha ribadito la proposta del blocco totale della piattaforma TikTok.
Attualmente la normativa italiana, disciplinata dal Codice della privacy, fissa a 14 anni l’età minima per prestare in autonomia il consenso al trattamento dei dati personali nei servizi digitali, richiedendo l’autorizzazione genitoriale al di sotto di tale soglia. L’eventuale approvazione delle nuove misure determinerebbe il passaggio da una regolamentazione sul consenso dei dati a un divieto diretto di accesso alle piattaforme digitali. In ambito europeo, come ricordato dal sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, si valuta un modello graduale che preveda il divieto totale sotto i 13 anni, l’accesso con consenso genitoriale fino a 15 anni e la piena autonomia dai 16 anni. (fonte ansa)



