HomeSanitàCalabria, record di crescita per l'assistenza...

Calabria, record di crescita per l’assistenza domiciliare agli over 65: ma mancano infermieri e posti nelle Rsa

Il sistema dell’assistenza domiciliare integrata (Adi) in Italia sta attraversando una fase di forte espansione numerica, spinta dalle risorse del Pnrr e dall’esigenza di rispondere a una popolazione sempre più anziana. I dati dell’Agenas relativi al primo trimestre del 2026 certificano il raggiungimento e il superamento dei target prefissati: sono complessivamente 1.625.785 le persone prese in carico, pari all’11,3% della popolazione ultra sessantacinquenne residente sul territorio nazionale. Un incremento netto rispetto al periodo pre-pandemico, quando gli anziani curati a domicilio erano circa 650.000, corrispondenti a circa il 5% del totale.

Tuttavia, l’aumento della platea ha portato con sé una progressiva riduzione della durata media dei trattamenti. Le ore di cura erogate per ciascun assistito sono scese a una media di 15 all’anno, a fronte delle 18 registrate nel 2019. Un fattore che evidenzia come l’estensione della rete assistenziale si stia traducendo in un intervento prevalentemente a bassa intensità, lasciando gran parte della gestione quotidiana a carico dei contesti familiari o dei servizi privati.

I numeri territoriali e la situazione della Calabria

La distribuzione dei pazienti evidenzia numeri elevati nelle regioni più popolate. La Lombardia guida la graduatoria per numero assoluto di assistiti con 249.583 persone, seguita da Piemonte (153.399), Lazio (143.217), Veneto (141.910), Emilia-Romagna (127.932), Campania (125.236), Sicilia (123.148), Puglia (112.497) e Toscana (109.731).

In questo scenario spicca l’evoluzione registrata in Calabria, dove le persone in Adi sono diventate 44.506, con un incremento pari al 108% nell’arco di un triennio. Nel 2023, la regione garantiva il servizio all’1,7% degli over 65, a fronte di una media nazionale del 3,89% e di realtà come il Molise che superavano il 7%. La crescita della copertura si scontra tuttavia con difficoltà di natura organizzativa e strutturale. Le rilevazioni della Fondazione Gimbe indicano che la Calabria dispone di 3,80 infermieri ogni 1.000 abitanti, valore al di sotto della media italiana di 5,06. Province quali Vibo Valentia, Cosenza e Reggio Calabria continuano inoltre a risentire della limitata disponibilità di posti letto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) e di una rete di servizi sociali integrati ancora incompleta.

La trasformazione delle prestazioni e le ricadute sulle famiglie

L’analisi svolta dal Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, rete che unisce 60 organizzazioni e oltre 530 enti del Terzo settore, mostra una mutamento nella composizione delle prestazioni erogate. Le cure domiciliari di base, caratterizzate da un livello d’intervento contenuto, sono passate dal 41,3% al 58,9% del totale degli assistiti. Di contro, l’assistenza domiciliare integrata propriamente detta, fondata su piani strutturati e più accessi settimanali, è scesa dal 58,7% al 41,1%.

La disponibilità media di 15 ore annuali per paziente si traduce spesso in un supporto limitato al periodo immediatamente successivo alla dimissione ospedaliera, stimabile in due o tre settimane di interventi. Esaurita tale fase, il carico assistenziale torna a gravitare sulle famiglie o sul ricorso a personale di assistenza privato a pagamento.

Invecchiamento demografico, Pnrr e impatto sulla spesa pubblica

Le dinamiche dell’assistenza integrata si collegano all’andamento demografico generale. In Italia gli ultraottantenni hanno raggiunto quota 4,6 milioni, superando numericamente i bambini al di sotto dei dieci anni. Le stime indicano che entro il 2050 la fascia degli over 80 potrebbe raddoppiare, arrivando a costituire il 13,6% dell’intera popolazione.

Questo trend incide sugli equilibri della spesa pubblica sanitaria e sociale. L’indennità di accompagnamento, erogata nel 2026 nella misura di 551,53 euro mensili, viene riconosciuta a 2,18 milioni di beneficiari, rispetto al milione censito nel 2002. L’impegno economico complessivo per questa misura ha raggiunto i 15 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,7% del Prodotto Interno Lordo.Trattandosi di un contributo monetario non vincolato alla fruizione di specifici servizi o alla gradazione del bisogno, la risorsa non genera automatismi per la conversione diretta in prestazioni alla persona.

Sul fronte degli investimenti strutturali, il Pnrr ha allocato 4,4 miliardi di euro complessivi dedicati allo sviluppo della telemedicina e all’adeguamento dell’assistenza domiciliare. Tra gli interventi attivati figura uno stanziamento di 66 milioni di euro destinarlo a team interdisciplinari, i quali hanno preso in carico circa 50.000 pazienti fragili nella fase di transizione dall’ospedale al domicilio.Parallelamente, l’Agenas ha ultimato una procedura di gara da 150 milioni di euro per la gestione a distanza e il monitoraggio di 60.000 persone ultraottantenni affette da patologie croniche.