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Duomo di Catanzaro, ombre su incarichi e concorsi: indagata la direttrice della Soprintendenza

Un presunto sistema fondato sullo scambio di incarichi professionali remunerativi, favori amministrativi e presunte interferenze nelle procedure pubbliche è al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro che vede indagata Stefania Argenti, 54 anni, direttrice della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone.

Il sostituto procuratore Domenico Assumma ha disposto una perquisizione, l’ispezione di sistemi informatici e di telecomunicazione e il sequestro di dispositivi elettronici nell’ambito di un’indagine nata da una denuncia anonima e incentrata sui lavori di restauro del Duomo di Catanzaro. Le ipotesi di reato contestate sono corruzione nell’esercizio della funzione e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Argenti avrebbe affidato a un architetto, già dipendente della stessa Soprintendenza e oggi in pensione, due incarichi professionali del valore di circa 39 mila euro ciascuno, rispettivamente nel maggio 2024 e nel giugno 2025. In cambio, la moglie del professionista, funzionaria del Provveditorato alle Opere Pubbliche e responsabile unico del procedimento per il restauro della cattedrale dal dicembre 2023, le avrebbe assegnato l’incarico di direttrice dei lavori dello stesso intervento.

Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei principali filoni dell’indagine. Per la Guardia di Finanza, delegata agli accertamenti, l’incarico avrebbe determinato una situazione di incompatibilità, poiché Argenti si sarebbe trovata contemporaneamente a dirigere i lavori e a esercitare funzioni di controllo sugli stessi in qualità di responsabile della Soprintendenza competente sul bene monumentale. Gli investigatori richiamano inoltre il cartellone di cantiere e un video pubblicato online nel febbraio 2025, nei quali la dirigente viene indicata e si presenta come direttrice dei lavori.

L’attenzione degli inquirenti si è concentrata anche sulle modalità di selezione per tale incarico. Dagli accertamenti sarebbe emerso che la procedura di interpello pubblico prevedeva soltanto cinque giorni per la presentazione delle candidature e che l’avviso era stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture. Secondo l’ipotesi accusatoria, tali condizioni avrebbero reso la partecipazione estremamente limitata, fino a consentire, di fatto, la candidatura della sola Argenti.

L’inchiesta si estende poi ad altri episodi ritenuti dagli investigatori collegati tra loro. In particolare, la dirigente avrebbe favorito un professionista descritto come un suo “amico intimo”, inducendo uno studio di progettazione di Napoli impegnato nei lavori del Duomo ad affidare, nel novembre 2023, un incarico privato da oltre 57 mila euro a una società di ingegneria a lui riconducibile.

Un ulteriore fronte riguarda un concorso pubblico per l’assunzione di personale del Ministero della Cultura. Secondo la Procura, Argenti avrebbe agevolato una propria conoscente, anche attraverso la presunta falsificazione di atti amministrativi, consentendole di ottenere il primo posto in graduatoria. La candidata, tuttavia, avrebbe successivamente rinunciato all’incarico.

Per gli inquirenti, gli elementi raccolti delineerebbero un sistema fondato sullo scambio di utilità e favori reciproci, volto a influenzare incarichi e procedure pubbliche. Il sequestro di telefoni e dispositivi elettronici servirà ora a verificare i rapporti intercorsi tra l’indagata e gli altri soggetti coinvolti dal 2023 a oggi.

Le contestazioni restano al momento allo stadio delle ipotesi investigative e dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel prosieguo degli accertamenti. Nei confronti dell’indagata vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.