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Il culto dei morti: la credenza de “le donne che vanno cuu i morti”

di Anna Zupi

In Calabria una delle credenze generali è che la notte tra l’uno e il due novembre le anime dei defunti hanno il permesso di uscire dai luoghi delle loro pene, un giorno “libero” anche per loro, particolarmente dal giorno dei morti fino all’ottava, ed anche ogni primo lunedì del mese.

In un paese del Catanzarese, Andali, la credenza sostiene che le anime, in fila, vanno in giro accompagnate da alcune donne vive del paese scelte per particolari benemerenze. Si dice che queste donne “vannu ccu i morti” (vanno con i morti), queste riescono ad avere la benevolenza delle anime poiché recitano intensamente le preghiere ai defunti di Santa Brigida; ottengono così una sorta di O.B.E. (Out of Body Experience: esperienza fuori dal corpo/una proiezione, uno sdoppiamento) il quale permette loro il distacco dal corpo fisico del corpo astrale, per cui riescono ad avere dei contatti diretti e continui con l’aldilà ed i suoi abitanti. Di loro si dice che “ servanu Santa Brigida” (servono Santa Brigida e che abbiano dedicato tutta la vita a questa pratica avendo l’obbligo di mantenere il segreto su questa loro attività.

Vicini e conoscenti, spesso comprendono questa particolare pratica, ma con tatto e riserbo rispettano e accettano i loro consigli e avvertimenti. Spesso consigli e avvertimenti vengono trasmessi come se queste donne avessero fatto un sogno. Queste donne riescono a sapere tre giorni prima se qualcuno si salverà o passerà a miglior vita. Nella località di Filara quando va a trovare le persone in pericolo di vita: se inizia a pregare ai piedi del letto, il visitato passerà a miglior vita, ma se si avvicina al capezzale del letto è simbolo di salvezza e guarigione. I morti si servono spesso di loro per mandare ambasciate e saluti ai loro cari viventi, a volte anche per chiedere loro, preghiere, messe. Queste donne, sensitive, fanno da tramite per un insolito e particolarissimo collegamento fra questo e l’atru munnu (l’altro mondo).