Lun 23 Mag 2022
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Bevacqua: Dalla Direzione nazionale PD il coraggio di ripartire dai territori

Partecipando l’altro giorno alla prima Direzione nazionale del PD a guida Zingaretti, ho apprezzato il perimetro d’azione delineato dal neo segretario, unitamente alla consapevolezza manifestata rispetto alle difficoltà e alle sfide che abbiamo davanti. Le elezioni amministrative che si stanno susseguendo e gli umori che si registrano nei territori mostrano che un campo alternativo alla deriva demagogica oggi al governo esiste, ma non dobbiamo farci illusioni. La strada per riconquistare la fiducia dell’elettorato sarà lunga e faticosa e pretenderà una unità, una apertura e una capacità di lungimiranza che mi piacerebbe riassumere in una parola: coraggio. Siamo chiamati tutti a manifestare il coraggio di mettere in primo piano quei valori e quei principi che sono irrinunciabili per un centro sinistra degno di questo nome. Continuare a seguire a ruota l’agenda quotidiana dettata da Salvini non porterebbe da nessuna parte. Che l’attuale governo abbia virato a destra, la peggiore destra, è un fatto; che le manovre finanziarie dell’esecutivo siano solo una serie di mance elettorali e un cumulo di debiti per le future generazioni, è confermato dagli indicatori economici che mostrano, tutti, una economia ferma, se non in recessione; che la posizione internazionale dell’Italia sia sempre più debole, ondivaga e isolata, è indubitabile. Detto ciò, però, la critica non è sufficiente. Le forze che hanno vinto il 4 marzo hanno promesso la luna, ma hanno intercettato bisogni reali. Ed è a questi bisogni che noi dobbiamo rispondere.
Le fasce deboli, la povertà, la disoccupazione, le paure di flussi migratori incontrollati, le difficoltà di una integrazione lasciata a sé stessa, le deficienze di un’Europa ammalata di burocratite acuta e incapace di parlare con voce unica, la miopia della devastazione ambientale: tutto questo è reale, tutto questo è sentito e incide sulle vite quotidiane degli italiani.
Solo costruendo soluzioni chiare per questi problemi, potremo mettere in piedi i pilastri che dovranno sostenere una piattaforma autenticamente riformista.
E questa costruzione deve essere avviata aprendo al massimo coinvolgimento di tutti coloro che si vogliono impegnare.
Ecco perché riceve il mio convinto plauso il lancio delle tre giornate di mobilitazione del Pd per il 5,6 e 7 aprile prossimi: il campo largo ha bisogno di una base larga e libera.
Inutile negare che nel Mezzogiorno il lavoro da fare sarà ancora più difficile e non ho alcuna remora nell’affermare che qui al Sud, a cominciare dalla Calabria, sarebbe il caso di adottare salutari misure drastiche: azzerare quel poco di partito che c’è e ripartire con iscrizioni libere nelle piazze, nei quartieri, mettendo fuori gioco correnti e ras delle tessere, baronie e posizioni cristallizzate. È una questione di credibilità: quella fiducia che vediamo timidamente riprendere consistenza, pretende credibilità, altrimenti si scioglierà repentinamente come neve al sole.