Dom 13 Giu 2021
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Lettera al direttore: “I dottori di Guardia Medica non sono i nuovi untori”

“Gentile Direttore, apprendo dai giornali della chiusura delle indagini e della conseguente richiesta di rinvio a giudizio di 18 medici, che operano sul tirreno cosentino, per detenzione di medicinali scaduti, in strutture pubbliche. Pur non avendo a disposizione i grandi mezzi d’indagine, che certamente le autorità giudiziarie hanno messo in campo, assai modestamente ho fatto io una personalissima ricerca, rapida e magari incompleta, ma ritengo non priva di efficacia. Ho scoperto che non si trattava di una pericolosissima cricca di untori, così come diffuso quando si asserisce che i sanitari in questione, per un paio di anni , non si capisce bene a che scopo, abbiano continuato a somministrare farmaci scaduti ad inconsapevoli pazienti.

Sveliamo l’arcano: si tratta di medici di Guardia Medica, chiamati sovente in modo improvviso ed estemporaneo, a svolgere turni notturni, presso ambulatori sovente fatiscenti, con armadietti che, certo non hanno il tempo di controllare, per verificare la scadenza di ogni singolo pezzo lì presente e che, soprattutto, non hanno rifornito loro di quei farmaci, che, ne sono certo, non userebbero mai, ove servissero, senza fare le corrette verifiche, compresa la data di scadenza.

Ma la legge punisce anche il solo detenerli, dirà il solito giurista di turno, quella stessa Legge che non ne tutela l’incolumità, non verifica le condizioni di agibilità degli ambulatori, non persegue chi quei farmaci ha fornito, magari qualche anno addietro, non preoccupandosi di rinnovarli. Magari accade che un giovane e forse incauto collega, chiamato da un’altra provincia, per un turno dalle venti alle otto presso un ambulatorio poco agibile, si sia preoccupato di visitare i pazienti in fila, di andare di notte, a suo rischio e pericolo, in una buia campagna per un problema urgente o ritenuto tale, tra minacce ed intimidazioni, dimenticando il compito vitale e primario di controllare la scadenza di farmaci, magari allocati in una stanza di cui non sospettava nemmeno l’esistenza. Che criminale!”