Sab 18 Set 2021

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Giovanni Falcone: una vita contro la mafia

Di Enrico Newton Battaglia

23 maggio- Sveglia presto, solita routine e pronti per iniziare un’altra giornata di lavoro, di studio e di impegni.

Un giorno come tanti si potrebbe dire, ma non è cosi. Oggi bisognerebbe prendersi un po’ di tempo per riflettere sulla personalità di Giovanni Falcone, una delle più prestigiose nella lotta contro la mafia in Italia insieme al suo collega e amico Paolo Borsellino (al quale toccò la stessa sorte a distanza di pochi giorni).

Entrato nella magistratura italiana nel 1964, inizia a ricoprire vari ruoli e incarichi; dopo la morte del giudice Cesare Terranova nel 1979, decide di accettare l’offerta di Rocco Chinnici, passando così all’Ufficio Istruzione della sezione penale (diventato esempio d’innovazione giudiziaria).

Falcone inizia a capire i vari meccanismi attraverso i quali avrebbe potuto indagare con successo le associazioni mafiose, facendosi conoscere sempre di più nell’ambiente della magistratura.

Inizia a lavorare a stretto contatto con Paolo Borsellino e su suggerimento di Chinnici comincia a prendere forma il cosiddetto “Pool antimafia” ( Falcone Borsellino e Di Lello all’inizio) per contrastare la velocissima ascesa dei clan mafiosi.

Dopo l’omicidio di Chinnici, nel 1983, Antonio Caponnetto prende il suo posto portando avanti e sviluppando il progetto del “pool”.

Le inchieste avviate da Chinnici e portate avanti da tutto il pool portarono a costituire il primo grande processo in Italia contro la mafia (Maxiprocesso di Palermo), che iniziò il 10 febbraio 1986 e terminò il 16 dicembre 1987, terminato con 360 condanne. Dopo che Caponetto lasciò l’incarico, venne eletto Meli a discapito di Falcone, il quale in netto contrasto con Il magistrato di Palermo, sciolse ufficialmente il pool.

Da questo momento in poi tutta una serie di avvenimenti porterà a far rimanere sempre più solo Falcone, che potrà contare sull’aiuto di qualche collega e amico come Borsellino,nella sua lotta contro la mafia e  nel 1992, con l’assassinio di Salvo Lima arriva il segnale dell’intensificazione delle azioni mafiose.

Falcone venne assassinato quello stesso anno, mentre stava rientrando da Roma, il 23 maggio a causa di una detonazione nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci (da dove deriva il nome della strage: “strage di Capaci”) dove, oltre a lui, persero la vita la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Il 23 Maggio di ogni anno Palermo e Capaci diventano protagoniste di iniziative per commemorare la morte del magistrato.

Maria Falcone, sorella del magistrato, ha istituito una fondazione intitolata a Giovanni e Francesca Falcone attraverso la quale si cerca di combattere la criminalità organizzata e, soprattutto, si impegna bella promozione di attività educative riguardanti la legalità.