Dom 22 Mag 2022
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Ritornare al passato per guardare al futuro

Di Enrico Newton Battaglia

Una lodevole iniziativa che rappresenta il rapporto tra la scuola e la possibilità di continuare la tradizione di una lingua, quella italo-albanese, che vive in Calabria da più di cinque secoli e che viene tramandata in via orale da generazione in generazione, resistendo a tutta l’ondata di avvenimenti che avrebbero potuto portare alla sua estinzione.

La professoressa Cettina Mazzei, di Caraffa di Catanzaro, è l’artefice e portavoce di questa iniziativa. Da oltre un quarto di secolo essa tiene in vita una rassegna scolastica itinerante che unifica le scolaresche in iniziative folcloristiche e culturali, che si svolgono in Comuni sempre diversi e che quest’anno è arrivata a Cerzeto e nelle due sue frazioni: San Giacomo e Cavallerizzo.

Certo, parlando di tradizioni e di difesa di una identità culturale, fa un certo effetto il contrasto che si presenta agli occhi di tutti quando si arriva a Cavallerizzo. Questo comune, come si ricorda, è rimasto vittima di un evento drammatico in cui un’immensa frana ha travolto beni ed abitazioni; forte è stato il contrasto per la ricostruzione, ma uno degli elementi su cui puntava la popolazione era l’esigenza di tenere, in qualche modo coerente, tradizione e stile architettonico.

Siamo ora difronte ad una realtà nuova, in cui,  non si è ben distinto nessun elemento di coerenza, per cui, arrivando sul posto, si nota subito uno stile architettonico che non ha granché a che fare con la struttura urbana dei paesi di origine albanesi e che dunque fa apparire a vista d’occhio questa incongruenza. Tuttavia, bisogna aggiungere – e questo è un grande fatto positivo – che, è stata consegnata un’abitazione ai colpiti dall’alluvione, garantendone un alloggio; non è poco se si pensa che nella tradizione italiana,  a partire dal Belice e a finire al ponte di Genova fin ora si è mostrato difficile un risultato del genere.

La rassegna della professoressa Mazzei ha raggiunto questa località per riaffermare che oggi, gli italo-albanesi, in una situazione cosi travagliata e di grave crisi che si sta attraversando, ripropongono la necessità di una loro identità culturale che si è caratterizzata, nel tempo, come grande fatto unitario nella società italiana.

C’è da aggiungere, per dovere d’informazione, che nella mattinata è stato importante e interessante il convegno tenuto sul letterato Antonio Santori, su cui vi sarà un’iniziativa nel corso dell’anno a Santa Caterina Albanese, per rilanciarne la figura.

È proprio la riscoperta del passato e delle sue importanti figure storiche, come avvenuto a Plataci per la “scoperta” delle origini del ceppo di Antonio Gramsci, che si vuole portare come patrimonio in Calabria in cui non vada avanti una cultura neo-razzista, ma una grande comunità multiculturale basata sulla solidarietà.