E’ un “angolo di mondo bellissimo” quello che accoglie Marina Rei e Paolo Benvegnù: l’aria è fresca, il cielo, in questa sera che congeda il terzo giorno di settembre, presenta, accanto a qualche rado tremolio stellato, striature porpora che minacciano pioggia e il muto saettare di qualche lontano temporale, laggiù, verso l’altopiano della Sila, la cui visione parziale, punteggiata di luce artificiale, si apre fra i muri e i tetti del propinquo borgo storico, che rendono i Giardini Superiori del Palazzo Sersale di Cerisano alquanto seducenti nel loro richiamo onirico, distoglie l’attenzione del nutrito pubblico accomodatosi in questa sorta di platea, discendente verso la ribalta sopra descritta e sovrastata dall’ampio terrazzamento, ove, a tarda sera, inizierà la notte glamour del Montmartre, l’elettrizzante dopo festival, culla d’un divertimento intergenerazionale. E pensare che il concerto avrà come motivo “Canzoni contro la disattenzione in box”: la vacillante atmosfera di questa sera, in bilico tra sereno e tempesta, sarà un eccellente banco di prova in ordine all’efficacia dei brani in programma, rispetto al fine che i loro esecutori si sono posti, per giunta rimarcandolo nel titolo del tour, il quale, ormai da tempo e un po’ ovunque, sta riscuotendo corposo apprezzamento, così da indurre i locali organizzatori a farlo approdare nella Sezione “Spiral Sound” del XXVI Festival delle Serre. L’inizio dello spettacolo si fa un po’ attendere, ma, si sa, nell’ambiente, anche questo è indice di pregevole rango dell’offerta estetica…
Si spengono i faretti, che evidenziano la bella vetustà architettonica del posto, tra pietre, gradini, interstizi, nicchie e fontane; il Sindaco Lucio Di Gioia, accompagnato da Erika Liuzzi, prende brevemente la parola, lasciando presto la scena solo alla penombra, lesta a impossessarsi di ogni cosa, tranne che della chitarra e della batteria, già in attesa dei due latori d’arte, i quali percorrono adagio il breccioso camminamento che divide in due l’area, dirigendosi verso lo spazio scenico. Parte l’applauso, ricambiato con un veloce saluto da parte due artisti, quindi gli strumenti sono già nella loro disponibilità: la chitarra di Benvegnù lascia librare le prime note, mentre la Rei dona espressione ritmica alla batteria artigianale in legno, realizzata dalle sapienti mani cerisanesi della ditta Belman; ai due piace sperimentare, si vede, o meglio, si sente. Si sente, eccome: Marina Rei non percuote, bensì accarezza la batteria, accompagnandola con la sua voce che avvolge rapidamente l’arioso brolo dell’aristocratico palazzo. Suonare la batteria e, nel contempo, cantare non è una cosa semplicissima, come ben sanno coloro i quali dell’arte musicale hanno piena e vera contezza, ma la cantautrice romana vi riesce con una naturalezza che dona risalto al variegato retroterra musicale da lei percorso in una carriera ove il suo raffinato pop ha tratto e trae linfa da generi tra loro diversissimi, i medesimi che hanno favorito, e reso fecondo di sviluppi interessanti, l’incontro con Paolo Benvegnù, una vera istituzione nel panorama musicale facente riferimento a quella categoria, abitualmente identificata col termine “rock alternativo”, in cui convergono stilemi sonori eterogenei e, nondimeno, miscelabili in elaborazioni dall’esito sorprendente.
Sorprendente come la commistione che le storie, le influenze, i caratteri dei due artisti riescono a esprimere qui, sul proscenio del Sersale, da loro stessi verbalmente fotografato, in una pausa, come un “angolo di mondo bellissimo”; una commistione raffinata, da cui la musica viene fuori in veste multiforme, crea un’aura ovattata ma dalle venature intense, come quelle che fino a poco fa attraversavano il cielo sopra di noi, ove ora brilla qualche stella in più, dando a tanti l’impressione che Giove Pluvio stia gradendo questo susseguirsi di brani, noti e meno noti, in cui, a lato di alcuni fra quelli maggiormente connotanti l’attività cantautorale dei due musicisti, trovano spazio inediti e anche interessanti cover di alcuni classici. Un concerto che fluisce agevolmente, velocemente, piacevolmente, nel caldo fiume di due voci che ben si integrano fra di loro, lasciando, nell’ascolto dei presenti, ricercati Echi, tra Pop e Rock, che allontanano la tempesta, tra i tetti d’un tempo e l’altopiano… E le saette non distolgono più l’attenzione… qui, a Cerisano, nei Giardini del Palazzo Sensale, in questo “angolo di mondo bellissimo”.
Pierfrancesco Greco



