Dissesto Cosenza, dalla Cgil arrivano numeri e fatti

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Dissesto di Cosenza: oramai, e a buona ragione, il “chiodo fisso” dei cosentini. Una situazione difficile, alla quale cercano di trovare in tanti una soluzione riparatrice. Questa mattina, si esprime in merito il sindacato Cgil della città dei Bruzi che, attraverso un comunicato stampa, snocciola fatti e numeri.

“Il giudizio della Corte dei Conti della Calabria, confermato dalle Sezioni Riunite, relativo agli anni 2015-2018, evidenzia notevoli differenze tra gli impegni di risanamento assunti dal Comune di Cosenza con il Piano di risanamento finanziario pluriennale  e la concreta gestione delle risorse operata dall’amministrazione Occhiuto.

Dall’analisi delle entrate è emersa la sostanziale incapacità del Comune di rispettare gli obiettivi di riscossione.

Nel 2018, le somme accertate superavano quelle previste dal Piano (91 milioni e 453mila euro contro 76 milioni e 571 mila), ma le riscossioni realizzate sono state di molto inferiori, generando dubbi non solo sulle possibilità di risanamento dell’Ente, ma anche sulla sua capacità di erogare i servizi necessari ai cittadini.

L’Ente si è mostrato incapace di riscuotere le somme dovute da cittadini e imprese per la tassa sui rifiuti e per l’erogazione del servizio idrico integrato. Nel 2017 le riscossioni per la TARI costituivano soltanto il 38,9% degli accertamenti, mentre dal servizio idrico il Comune ha incassato la risibile cifra di 51.988 euro, corrispondente allo 0,5% degli accertamenti.

Il Piano risulta disatteso in modo evidente anche laddove emerge l’incapacità dell’Ente di monetizzare i propri crediti che sembrano essere in larga parte di difficile esigibilità. All’inizio del 2018, lo stock dei residui attivi dei titoli I e III ammontava a quasi 115 milioni, alla fine dell’esercizio superava i 124 milioni (con una crescita dell’8,3%).

Sul mancato contenimento delle spese di parte corrente hanno influito significativamente

la voce “Acquisto di beni e servizi”, per la quale nel 2017 il comune ha impegnato 35 milioni e 451mila euro, ovvero il 15,2% in più rispetto a quanto previsto dal PRFP, e che è cresciuta fino a 36 milioni e 434mila nel 2018;

il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti (che assorbe un quinto della spesa corrente), risultando il più costoso tra i comuni comparabili. Nel 2018 per ciascun cittadino cosentino sono stati spesi in media 246,2 euro a fronte dei 158,7 degli abitanti di Crotone e dei 160,1 degli abitanti di Catanzaro.

Nel 2018 la capacità di smaltimento della spesa (pagamenti di competenza rispetto agli impegni), risulta pari al 72%, ovvero tre punti percentuali più bassa rispetto all’obiettivo fissato dal PRFP. L’indice di smaltimento dei residui passivi si è attestato al 24%, mentre il Piano fissava l’obiettivo del 42%. Nei tre esercizi precedenti questa percentuale si era mantenuta al di sopra del target, ma solo grazie alle copiose anticipazioni di liquidità ricevute, attraverso le quali il Comune non ha – evidentemente – smaltito i propri debiti, ma sostituito una pluralità di creditori con un solo, ovvero la Cassa Depositi e Prestiti.

Un’altra criticità nel percorso di risanamento del Comune di Cosenza è rappresentata dalla scarsa attendibilità delle stime sull’ammontare del debito, sulla cui effettiva entità sussiste un forte grado di incertezza sia pe i debiti verso il commissario per l’emergenza ambientale della Regione Calabria, sia riguardo a quelli derivanti dalla copertura di perdite delle società partecipate. Secondo la Sezione regionale, il PRFP risulterebbe inattendibile a causa della sottostima di una pesante massa debitoria occulta, all’interno della quale si anniderebbe anche un pesante debito di 19.575.340 euro nei confronti della Regione per la gestione del servizio idrico maturato prima del 2004, il quale non figura nelle scritture contabili e non sembra essere tenuto in considerazione dal Piano di risanamento. Non solo: secondo il Collegio dei Revisori, la AMACO Spa (Azienda per la Mobilità nell’Area Cosentina) vanterebbe un credito di 1,5 milioni verso il Comune di Cosenza, non riconosciuto dal Consiglio comunale come debito fuori bilancio. Il Comune, inoltre, in quanto socio unico, potrebbe trovarsi nella condizione di dover ripianare le perdite della AMACO, la quale presenta una posizione debitoria verso fornitori (1.959.504 euro a fine 2017), finanziatori (1.193.112), erario (1.860.214) ed enti previdenziali (1.923.861). Tutto ciò  mentre  Cosenza spende per trasporti e diritto alla mobilità 25,9 euro pro capite contro i 59,5 di Catanzaro (dati ministero).

Va sottolineato come il tentativo, effettuato nel 2018 dalla Giunta Occhiuto, di aumentare considerevolmente il livello delle entrate correnti  attraverso l’incremento delle multe (sic!) da 3 milioni del 2017 ai 17 milioni circa del 2018 sia praticamente fallito, come era ampiamente prevedibile. Infatti, dei 17 milioni aggiuntivi accertati in entrata, solo poco più di 3 milioni (meno del 20%) sono stati effettivamente riscossi. Peraltro, il livello della spesa corrente (impegni) del Comune di Cosenza è molto alto, sia nel 2017 che nel 2018, al confronto con i valori medi dei comuni della Calabria e italiani aventi la stessa dimensione demografica del nostro comune.  A fronte di ciò, ancora una volta, secondo i dati del Mef, il livello quantitativo dei servizi erogati da Cosenza è abbastanza basso, specie per quanto riguarda la spesa sociale e i nidi (4/10) contro (8/10 Catanzaro).

Giorno 11 novembre il consiglio comunale sarà chiamato a deliberare sul dissesto e, se così sarà, si aprirà per la nostra città una nuova stagione. Si dovrà aprire una fase di confronto reale con i commissari. La Cgil sarà in campo per evitare  che i cittadini non vengano penalizzati con l’abbassamento ulteriore dei servizi e che i lavoratori dipendenti del Comune, dell’Amaco, delle cooperative e delle ditte appaltatrici non vengano considerati l’anello debole su cui far ricadere le colpe della gestione politica dissennata di questi anni”.