Mar 7 Dic 2021
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La “Tonnara” delle candidature regionali

Non è nè“rivoluzione né “cambiamento” il risultato finale ottenuto dopo settimane e giorni di trattative a tutto campo, da uno schieramento all’altro, con la presentazione delle candidature e delle liste elettorali. E’ stato semmai un  regolamento di conti dentro i partiti e fuori dai partiti, utilizzando tutto l’armamentario disponibile negli armadi e nelle vite private degli avversari da neutralizzare.

Un ruolo di primo piano, anche se non diretto, lo ha avuto la magistratura che, nel perseguire  obiettivi di inchieste in corso, ha colpito in senso trasversale gli schieramenti ma sarebbe una forzatura sostenere che a fare le liste è stata la magistratura. Valga sia per la destra che per la sinistra.

La verità è che, per la prima volta, sotto la pressione delle piazze (“sardine”) e anche dei social, la partitocrazia si è dovuto porre il problema di proporre, attraverso le liste elettorali, un “cambiamento”troppo a lungo rinviato.

Che poi il cambiamento si sia tramutato in una “tonnara” di regolamenti di conti, con veti diretti o incrociati e con trasmigrazioni da uno schieramento all’altro, appartiene all’antropologia politica della Calabria “saudita”. Nei  “tradimenti” che si sono succeduti ognuno ha messo in gioco la propria storia e il proprio destino politico.

A proposito di “storia personale”, considerata patrimonio politico da non sprecare, quella di Mario Oliverio è la storia di un tradimento che appartiene ai suoi comportamenti personali  certamente anche non estranei alla storia del suo partito. Oliverio da una parte trattava con i vertici del partito per un compromesso onorevole, ovvero una via d’uscita per poter ritirare la candidatura. Dall’altra stampava manifesti elettorali, tre metri per due, con la sua immagine  a “presidente”, apriva la segreteria elettorale a Lamezia e, soprattutto, teneva legati i suoi alleati di centrosinistra con riunioni continue, fino alla firma degli accordi sulle candidature nelle liste. All’esterno, insomma, tutti dovevano essere convinti che ormai  “il dado era tratto” e indietro non si tornava. Niente di più falso. Le liste di centrosinistra pronte a scendere in campo dovevano essere l’ultima pressione su Zingaretti e i vertici romani che, però, non hanno abboccato. Una partita giocata spregiudicatamente sulla pelle di chi aveva creduto nella sua battaglia e, anche non credendoci, gli manteneva il sostegno per lealtà, per aver condiviso con lui, nel bene e nel male, cinque anni di governo. Il tempo ci dirà se gli è stato promesso qualcosa oppure, terrorizzato dalle pendenze giudiziarie, si è messo sotto l’ala protettrice del partito. Questo, comunque, l’uomo.

Nel centrodestra la vicenda politica e personale di Mario Occhiuto ha tutt’altro profilo poiché al sindaco di Cosenza manca una storia di permanenza quarantennale nelle istituzioni grazie al partito, con un percorso dalla lotta di classe alle esibite cravatte  di Marinella. Mario Occhiuto non è stato tradito da Jole Santelli che, tutt’al più, non si è lasciata sfuggire l’occasione offertagli dalla posizione in Forza Italia ma, soprattutto, dal veto posto da Salvini sulla candidatura di Occhiuto. Ma anche qui non si dice tutto se non si tiene conto del ruolo che ha avuto  il guppo “the brothers”, al secolo i fratelli Gentile, nemici giurati del sindaco Occhiuto dal giorno che Occhiuto “dimissionò” Katia Gentile dalla carica di vice-sindaco. Nella partita c’era anche Catanzaro con la candidatura di Sergio Abramo a fare resistenze camuffate ma a decidere è stato, verosimilmente, il senso di realismo di Occhiuto il quale per altro, insieme al fratello Roberto, non poteva non riconoscere la difesa a oltranza della sua candidatura fatta da Silvio Berlusconi in persona.

Chiusa la fase delle candidature e mangiato il panettone, si va a una delle campagne più dure della storia regionale calabrese dove mai come in questa occasione contano le facce e le storie personali. Lo scontro è polarizzato fra Pippo Callipo e Jole Santelli e deve avere un significato se la Santelli ha riconosciuto in termini positivi l’impegno civico e la storia imprenditoriale di Pippo Callipo. In termini di civiltà politica questo rappresenta innegabilmente un cambiamento che non è solo di stile.