Fiume calabrese avvelenato da rifiuti tossici, due ordinanze cautelari

operazione arsenico
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I militari del Comando Provinciale di Cosenza e del Gruppo Carabinieri Forestale stanno eseguendo un’ordinanza dispositiva di misure cautelari reali e personali per il reato di “inquinamento ambientale”, emessa dal gip del tribunale di Cosenza, procedendo al sequestro dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi speciali di proprietà della Consuleco srl e del depuratore comunale ubicati nel comune di Bisignano.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ha portato all’emissione di due misure cautelari di obbligo di dimora nei confronti dell’amministratore e del direttore generale della Consuleco srl, società affidataria anche della gestione dell’impianto comunale di Bisignano, i quali, fornendo illecite direttive ai dipendenti della stessa ditta, anch’essi indagati, si sono resi responsabili del reiterato sversamento nel fiume Mucone di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi. Sono in corso perquisizioni e sequestri di materiale probatorio presso tredici siti industriali ubicati in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

I dettagli dell’operazione, denominata “Arsenico”, sono stati illustrati in una conferenza stampa tenutasi presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Cosenza, a cui ha partecipato il procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, il sostituto procuratore, Giuseppe Francesco Cozzolino, il Comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Piero Sutera, il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza, tenente colonnello Vincenzo Perrone, il comandante del Nipaaf, maggiore Adolfo Mirabelli, ed il comandante della Compagnia di Rende, capitano Sebastiano Maieli.

In particolare, secondo le ipotesi accusatorie, i rifiuti speciali venivano conferiti presso l’impianto di trattamento della Consuleco che avrebbe dovuto trattarli per ridurre il livello di elementi inquinanti entro i limiti previsti per poi conferirli in testa all’impianto di depurazione comunale di Bisignano dove avrebbero dovuto proseguire il trattamento previsto. Tale processo invece non sarebbe avvenuto in quanto gli approfondimenti investigativi, corroborati da 102 prelievi effettuati sul fiume Mucone, in prossimità dello scarico ed a diverse altezze della condotte fognarie e dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi, hanno comprovato che gli indagati, tramite una condotta di bypass, utilizzata esclusivamente nelle ore notturne, scaricavano ingenti quantitativi di rifiuti liquidi, senza sottoporli a trattamento, direttamente nella condotta fognaria di scarico e quindi nelle acque del fiume Mucone, ove sono stati rilevati, come si evince dai campioni esaminati dall’Arpacal, livelli altissimi di elementi inquinanti, con concentrazioni anche superiori di 40.000 volte rispetto al limite di legge.

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