La diffusione delle patologie croniche nei bambini e la loro crescente incidenza in termini di costi sulla spesa pubblica socio-sanitaria mettono in evidenza nuovi bisogni e l’urgenza di nuove risposte, soprattutto in termini di miglioramento dell’assistenza e di maggiore attenzione alla qualità della vita dei più piccoli in Calabria.
L’accesso a presidi, protesi e ausili costituisce, in questo contesto, uno degli aspetti più
problematici per i cittadini calabresi, perché inserito in percorsi autorizzativi e di assistenza molto spesso inadeguati a garantire una reale presa in carico dei bisogni, in modo integrato, funzionale, efficace e continuativo.
Ci teniamo a sottolineare che nell’assistenza protesica e integrativa, così come sancito dalla Carta Europea dei Diritti del Malato, occorre garantire il diritto all’accesso, al rispetto del tempo dei pazienti, alla sicurezza, all’innovazione, ma anche a standard di qualità. Questo aspetto però in Calabria rimane solo sulla carta…
Arriva, infatti, all’indirizzo di posta elettronica della nostra redazione, una testimonianza sconvolgente: “Sono la mamma di una bimba disabile ed anche vice presidente di un’associazione per i diritti dei diversamente abili e vorrei denunciare purtroppo quello che da tempo sta succedendo. Gli ausili assorbenti che eroga l’Asp sono insufficienti, miseri, con le traverse dove non si riesce a lavare neanche il sederino di una barbie e pannolini che non assorbono neppure la pipi di un mini bambolotto” .

Ci sembra paradossale scrivere ciò, ma corrisponde alla triste realtà.
Essere genitori di figli con disabilità è già molto complicato e la sanità calabrese che fa? Anziché aiutare provoca problemi!
Decisamente sconvolgente!



