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Della “Calabria agro-pastorale” di Muccino lasciamo fuori la Santelli

Parliamone ma lasciamone fuori Jole Santelli che non può dire la sua né a favore né contro il risultato ottenuto da Gabriele Muccino col suo cortometraggio sulla Calabria. Il lungo applauso che alla Festa del Cinema di Roma ha gratificato la proiezione del corto era alla memoria della “guerriera bruzia” e non al filmato che comunque  ne ha beneficiato. A stare ai fatti l’impatto del filmato sui calabresi è stato disastroso. A parte qualche indulgenza per il regista, non abbiamo trovato un solo commento a favore, sia pure arrampicandosi sulle emozioni che immagini ed effusioni della coppia Bova-Rocio avrebbero dovuto generare.

Saltiamo la polemica sul costo obiettivamente eccessivo (1 milione e 700mila euro) del corto, considerato che in campo artistico non si va per tariffe ma per talento e a Gabriele Muccino, nel suo genere, il talento è riconosciuto. Osservazione a parte richiede, ineludilmente, la durata dei titoli di coda che, sommati ai titoli iniziali, fanno circa 2 minuti e mezzo su 8 minuti e 27 secondi di durata complessiva.

Limitiamoci agli aspetti creativi del filmato attenendoci – come ci sembra chiedere Muccino nella dichiarazione rilasciata all’ADN KRONOS e qui riportata in pagina – al linguaggio filmico e all’obiettivo dichiarato di volere “intrattenere ed emozionare”, senza ritenerci offesi come calabresi nella nostra identità e nella nostra storia.

Sosteniamo umilmente che è un film ( “corto”) sbagliato nell’ideazione e nella confezione proprio nell’intento di creare un’emozione in qualche modo finalizzata a stimolare il desiderio di visitare e  di conoscere la Calabria. E’ decisamente avventato pensare che un tedesco vedendo il corto sia emotivamente attratto e motivato dagli asinelli, il pergolato, l’osteria con gli avventori in look contadino, coppola e bretelle. Né i muri sbreccolati e i panni stesi contribuiscono, pur  nella loro autenticità, sia pure emotivamente, a rafforzare l’offerta turistica calabrese.

La Calabria del nonno (nella finzione) che Raul Bova pensa di ritrovare girando per vicoli e agrumeti non esiste più. Quelle distese di agrumeti geometricamente squadrati non si realizzano con gli asinelli ma con potentissimi trattori Fiat strumento base di ogni coltivazione imprenditoriale.

Ma andiamo per ordine, cominciando dalla scena iniziale,  dove la mano di Bova  sfiora maliziosamente le gambe della Rocio, subliminale riferimento a una sessualità patogena che Antonio Albanese – alias Cetto La Qualunque – ha definitivamente esorcizzato evocando e invocando come rimedio “cchiù pilu pe’ tutti”.

L’amore che Muccino dichiara di aver provato durante le riprese “girando” col cuore, in una sorta di simbiosi con l’amore di Jole Santelli per la sua terra, non è in discussione ma non lo assolve dagli stereotipi con cui ha inzavorrato il cortometraggio e che rimandano a sequenze di film già visti e prevalentemente ambientati in Sicilia. Veramente originale la tesi che i fonemi e le inflessioni di alcune comparse nulla tolgono all’emotività delle immagini. E meno male che Jole Santelli voleva una immagine della Calabria più autentica e più rispondente alla cultura e al sentimento di un popolo, senza voler occultare gli aspetti negativi che pure ci sono.

Il cortometraggio di Muccino, insomma, non ci esprime e non ci rappresenta al netto  delle melensaggini che Bova e la Rocio dispensano nel loro girovagare fra mare e monti. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Muccino che i calabresi con le “coppole” hanno un rapporto critico e il fatto che Muccino sia solito portarla non lo assolve per averne fatto un elemento identitario.

Chiudiamola qui ma Muccino non si sottragga alle critiche prendendo cappello ricordandoci che “ho visto di peggio in vita mia”. Non drammatizziamo, in fondo il cortometraggio se non ci fa guadagnare nuovi turisti nemmeno ce ne fa perdere. Fortunatamente, perché una Calabria agro-pastorale come l’ha pensata lui non esiste e, semmai, si incazzerebbe il turista che viene per trovarla e non la trova.

Ha ragione lui. Nel cinema si fanno delle “cose”, ad alcuni piacciono e ad altri no. Appunto. A noi non sono piaciute e gli saremo grati se ci farà sapere a chi sono piaciute e perché. Ovviamente: nulla di personale!