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Cosenza, scuola “Zumbini” carenza insegnanti. Genitori ad Occhiuto: “Chiuda la scuola”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dei genitori della “Zumbini” inviata al sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto.

“I genitori dell’IC ZUMBINI di Cosenza sollecitano attenzione pubblica e condivisione sull’aggravarsi delle condizioni epidemiologiche nel territorio cosentino e nella scuola, chiedendo in maggioranza al Sindaco la SOSPENSIONE, in via preventiva e temporanea, DELLE ATTIVITA’ DIDATTICHE IN TUTTE LE CLASSI dei plessi dove si sono verificati i casi di positività, di fatto configurabili ormai come focolaio. E conseguente attivazione della Didattica a Distanza.

Notevoli e di diverso genere i disagi e le criticità per la congestione del sistema territorio e del sistema scuola che il moltiplicarsi dei casi sta creando nel cosentino:

1 – compromissione della DIDATTICA.

I docenti in quarantena non possono fare didattica (né in presenza né a distanza risultando fuori servizio), Risultano così scoperte le classi in quarantena e quelle in cui i docenti hanno altre ore. Il tutto aggravato dalla difficoltà a reperire supplenti e dalle altre assenze in organico.

Nonostante gli eccellenti ed ineccepibili sforzi oltre il dovuto della dirigenza e del personale tutto e nonostante gli estenuanti sforzi compiuti per riportare i ragazzi tra i banchi, specie quelli di prima e con bisogni educativi speciali il rischio forte è che se altre classi vanno in quarantena i ragazzi non potranno avere NE’ DIDATTICA IN PRESENZA NE’ DIDATTICA A DISTANZA.

Eppure il DM 89 del 7 agosto 2020, con in allegato A le LINEE GUIDA PER LA DDI, pur prevedendo a livello generale la DAD “riservata alle scuole secondarie di secondo grado”, pare prevedere l’utilizzo della Didattica a Distanza “da parte di tutte le istituzioni scolastiche di qualsiasi grado, qualora emergessero necessità di contenimento del contagio, nonché qualora si rendesse necessario sospendere nuovamente le attività didattiche in presenza a causa delle condizioni epidemiologiche contingenti”.

Quasi tutte le classi sono tra loro collegate per familiari o docenti in comune e solo esiti sanitari certi escluderanno eventuale rischio di trasmissione reale. A macchia di leopardo nelle classi vi sono conseguenti assenze preventive, in alcune classi massive, e responsabilità sui soli genitori delle assenze. La certezza che le misure di prevenzione abbiano retto e che i casi positivi siano rimasti limitati ai contagi esterni alla scuola può darla solo il complesso degli esiti dell’autorità sanitaria, non certo le supposizioni ottimistiche.

2 – Il sistema sanitario territoriale è in sofferenza:

la comunicazione non è tempestiva ed efficace, le famiglie non hanno esito dei test diagnostici nei tempi previsti e alcune classi non avranno garantito neanche l’esame del test molecolare per far tornare i figli a scuola: gli alunni infatti non possono essere riammessi a scuola senza certificazione ASP di negatività.

Ci sono ore ed ore di fila per i tamponi, con notevoli disagi emotivi per i ragazzi, oltre alla paura e al perdita di lavoro di questi giorni vissuta nelle famiglie.

3 – La sofferenza delle famiglie nel limbo della scelta infausta tra tutela del diritto alla salute e tutela del diritto allo studio le famiglie chiedono sostegno Quelle dei ragazzi in quarantena con altri figli in altre classi, sono sole nella scelta se mandare i figli a scuola generando rischio e preoccupazione, oppure tenere i figli a casa per rispettosa tutela anche della comunità scolastica, ma a quel punto dover giustificare le assenze e avere i ragazzi senza didattica.

I ragazzi stanno vivendo uno stato di notevole stress psico emotivo, ben superiore a quello del lock down di primavera. I genitori stanno perdendo lavoro e vivendo ore di paura e solitudine. Sarebbe davvero peggiorativo se questo fosse esteso ancora e per di più aggravato dalla mancanza assoluta di ogni tipo di didattica.

4 – Pari opportunità ed uguaglianza nel diritto allo studio.

Il grido di aiuto delle famiglie non può restare inascoltato. E’ urgente che ci sentiamo comunità che affronta questa criticità non perdendo per un solo attimo di vista loro, i ragazzi. E’ evidente che si pongono problemi di disparità per i ragazzi “costretti” a casa e a rimanere indietro con la didattica e la socialità, fondamentale a questa età, quindi con la crescita.

I più piccoli si stanno ammalando, ed in quarantena o in zona rossa, sono senza didattica, di fatto indietro rispetto ai loro pari. Si è assolutamente consapevoli dell’importanza della didattica in presenza dei ragazzi con bisogni educativi speciali e del bisogno delle famiglie di lavorare ad avere assicurato il regolare svolgimento dell’attività scolastica: sono stati compiuti dalla scuola sforzi notevoli ed eccellente lavoro ben oltre il dovuto per garantire la riapertura in sicurezza e nell’assoluto rigoroso rispetto delle prescrizioni di legge e dei protocolli.

Ma purtroppo si è nella situazione di dover scegliere il male minore, tenere doveroso conto delle persone fragili della comunità, e del pericolo di una paralisi del sistema sanitario già congestionato da questo esordio di contagi. Un fermo temporaneo consentirebbe il decongestionamento a più livelli permettendo almeno una didattica a distanza costante. E questo significa per i ragazzi avere presenza e continuare ad essere seguiti e non lasciati a se stessi e nel loro disagio socio psico emozionale e relazionale.

Si richiama attenzione, altresì, sulla verifica di quanto attualmente le norme pare prevedano per specifiche forme integrative e suppletive della didattica in presenza per gli alunni con BES e l’ulteriore ricerca condivisa di possibili soluzioni alternative alla didattica per i ragazzi che non hanno la possibilità di rimanere a casa.

Si richiama inoltre condivisione per la verifica delle forme possibili di sollecito presso le autorità sanitarie preposte dei test antigenici rapidi, che sgraverebbe il carico di accertamenti oggi solo possibili tramite i test molecolari. Consapevoli del dovere di attivare ogni forma di partecipazione all’osservanza rigorosa di comportamenti responsabili e delle norme, a livello collettivo e individuale, i genitori si appellano alla tutela del diritto alla salute, all’istruzione ma anche alla protezione e prevenzione da parte delle istituzioni, degli organi rappresentanti e della comunità tutta oltre la mera, seppur fondamentale e necessaria, erogazione di norme, protocolli e regolamenti.

I rappresentanti scriventi offrono altresì loro fattivo contributo di partecipazione alla ricerca di soluzioni condivise, ove necessario. Le ingessature e le disfunzioni del sistema ricadono ancora una volta sulla parte fragile di popolazione, i giovani cittadini. I genitori dicono NO, e invitano: remiamo tutti dalla stessa parte”.

Infine un appello e una considerazione, richiamando ognuno al senso di responsabilità collettiva, anche verso i cittadini e familiari fragili. Non sono più solo gli anziani e le persone con patologie ad essere colpiti ma anche i propri bambini, che si stanno ammalando sempre più numerosi.

Se tutti limitiamo le uscite all’indispensabile, forse riusciremo a tamponare questa fase. È inaccettabile che siano ancora loro, i ragazzi, a dover pagare il prezzo più alto, già soggetti troppo poco considerati dai decisori e da un mondo adulto che sta consegnando loro un carico di futuro gravoso. Eppure saranno loro i nostri futuri decisori, coloro che ci cureranno, che faranno progredire la nostra economia, la crescita sociale e scientifica, quelli che porteranno avanti il nostro Paese migliorandolo.

Ma guardano a noi qui ed ora, per imparare a trasformare l’oggi in opportunità, impossibile senza l’attivazione da parte di tutti delle loro risorse e la rimozione delle condizioni che impediscono a quel meglio di transitare nel loro futuro.

Meritano attenzione, e un mondo adulto coeso che agisce nella stessa direzione.

La comunità educante, l’alleanza da più parti richiamata all’occorrenza, ora chiede di vivere e produrre frutti di senso.”