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Covid e politici, assuefazione e servilismo. Amare riflessioni di Antonio Vulcano

Una giornata qualsiasi

di Antonio Vulcano

Rimango a guardare la montagna dalla foto della mia bacheca Facebook. Siamo, tutti, rimasti alle pendici e col desiderio di scalarla. Le fatiche, il sudore per raggiungere la vetta sono ricordi che attraversano la mia mente in questi giorni di clausura forzata. Avevo, nei desiderata, ancora altre cime da raggiungere: i monti Picentini, i monti Lattari a ridosso della costiera amalfitana, le Dolomiti lucane per ripetere una ferrata fatta due anni fa, la vetta di Botte Donato sulla Sila e qualche tappa del Cammino basiliano per far conoscere agli amici del CAI una parte della Calabria nascosta. Invece, adesso, i pensieri quotidiani sono occupati dal “distanziamento sociale” dalla mascherina, dal lavarsi le mani, spesso, come se ogni cosa fosse portatrice di un pericolo da evitare.

Pensavo che la mia generazione fosse, in definitiva, una generazione fortunata: niente guerre, vissuta negli anni del boom economico, anni 60/70/80; lavoro, subito dopo laureato; casa, macchina, famiglia…invece, un virus si è messo di traverso a sbarrare il cammino della vita dei tanti che come me, hanno fatto lo stesso percorso. Occupo il tempo facendo viaggi a ritroso. Mi accorgo, oggi, che i classici che ho studiato, li ho letti, alcuni a metà, altri in modo superficiale e, allora, li ho ripresi là dove li avevo lasciati. Ho ritrovato Didone, innamorata di Enea e con essa ho ritrovato la mia adolescenza; la monaca di Monza “Era bella ma non aveva un’espressione felice, come se fosse agitata e sconvolta”; la madre di Cecilia “una bellezza velata e offuscata, ma non guasta…” Ho ritrovato la storia Di Fetonte, che guida il carro del sole nelle Metamorfosi e il bellissimo racconto dell’amore di Tisbe e Piramo che si parlano attraverso la fessura di un muro che divide le loro case. E questi racconti ti trasportano nel tuo borgo perché è lì che hai il deposito dei tuoi ricordi.

Aspetto, ma spero che non venga, dentro le mura della mia casa, il nemico-Covid, che è lì, da qualche parte…, si vede e non si vede, come il tenente. Drogo, nella fortezza Bastiani, aspetta un nemico che è certo sta oltre la linea dell’orizzonte. Anche il nostro nemico non si vede; è subdolo, si mimetizza, si accompagna con l’amico che viene a trovarti, e magari, si nasconde sulle gote degli affetti che hai tanto desiderio di abbracciare dopo tanto tempo. Aspettiamo i rinforzi alla nostra resilienza: l’aiuto della cavalleria costituita dai vaccini, annunciati, che sono lì, lì per arrivare. Le News che arrivano dalla Calabria dove sono nato e dalla Campania dove vivo, non sono confortanti e non predispongono l’animo all’ottimismo.

Ai mali antichi delle due regioni si sono aggiunti altri oltraggi perpetrati da una classe politica avida di potere, che non fa distinzione con chi allearsi per raggiungere obiettivi malavitosi. Il mercato di contrabbando di medicinali oncologici, la mancanza di un adeguato numero di posti di terapia intensiva, in Calabria; la babele di numeri ballerini sui decessi, terapie intensive attivabili etc., in Campania, non dicono nulla di buono al cittadino che vede e ascolta ma, lo mettono in una situazione d’incertezza, di perplessità e, alla fine, è costretto ad affidare al Padreterno il proprio destino. Una volta c’era una netta distinzione tra chi amministrava e il malaffare: oggi, c’è una commistione di ruoli: malavitosi entrati nella politica, nelle amministrazioni dello stato che dirigono affari ed interessi mafiosi e allora non sai a chi affidarti. “ma, voi avete l’arma del voto” dicono, certo! ma poi i voti vanno a finire su un personaggio che nonostante fosse stato considerato impresentabile dall’antimafia, ottiene una marea di voti. (vedi presidente del consiglio regionale della Calabria).

Forse, noi calabresi abbiamo un’incapacità a fare qualsiasi rivoluzione, un’assuefazione ad un perenne status quo ed ad abbassare la testa, un tempo un atto servile verso un padrone, oggi, alla politica con i suoi faccendieri, i suoi lacchè, i suoi fiancheggiatori.