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Il Festival del Folklore e quella vittoria del primo Circolo didattico nel 2002

di Giulia Falcone*

Correva l’anno 2002 e, a Castrovillari, si lavorava già per competenze. Si riuscì a ottimizzare gli esperti espressivi sui progetti ritenuti più validi: una lungimirante visione della Dirigente Giuseppina Campanella, una importante condivisione da parte di tutto il Collegio docenti del Primo Circolo. Si mise insieme una compagine di più di 300 alunni in coreografie, canti e balli per partecipare al Festival Internazionale del Folklore, evento promosso dall’amministrazione comunale per il 44° Carnevale del Pollino. Appoggiato dalle tante istituzioni a livello locale e regionale, il Carnevale del Pollino ha la finalità di promuovere una tradizione culturale sentita da tutto il tessuto sociale che vive la festa rinnovando, ogni anno, eccellenze manufattiere e partecipazioni collettive. Ottenemmo molti apprezzamenti e premi ma non fu questo che rimase impresso in tutti quelli che, a vario titolo, parteciparono. Restò l’esperienza scolastica: la progettazione, la lenta costruzione di coreografie di gruppo, i bozzetti dei costumi, l’ascolto delle musiche e l’esecuzione dei canti, le prove negli immensi corridoi e nel cortile di una scuola fortunata, una grande scuola posta nel cuore di un centro pulsante.

La professionalità di tutti fu intrisa di affetto e amicizia. I sorrisi e i contributi attenti e impegnati furono molti di più delle lamentele per il tempo scuola che, necessariamente, aumentò per accompagnare tutti i docenti nel loro tempo personale. La sicurezza degli alunni, la loro completa collaborazione e la sinergia dei movimenti, dei canti e delle coreografie riuscì a fare raggiungere pienamente tutti gli obiettivi, primo tra tutti quelli dell’inclusione e del sentirsi importanti per una comunità. Lo spirito di gruppo gestito e curato da professionisti dell’educazione e della formazione, i docenti. A distanza di vent’anni ne ho ritrovato le fotografie e ne ho elaborato un piccolo video. La documentazione scolastica non è solo un’emozionante segno del ricordo di chi ne ha vissuto l’esperienza, è una pratica reale del fare scuola, un’analisi consapevole delle pratiche buone, quelle formative per tutta una comunità. Grazie Castrovillari.

*docente