Meno di una settimana alla ripresa del campionato e il Cosenza, bisognoso di cambiare passo per mantenere la categoria, continua a brancolare tra tante incertezze. Ad un mese di distanza dagli striscioni “spuntati” in città contro il Presidente Guarascio, il rapporto tra i tifosi cosentini e il patron di Via degli Stadi sembra non essersi risanato, anzi. Il malcontento dei supporters rossoblù continua ad accrescere con il passare delle ore.

Proprio nel periodo in cui il calcio dei potenti e dei padroni ha ricevuto una risposta chiara e decisa dal popolo, che ha manifestato tutto il disinteresse per un calcio basato sull’economia e gestito da poche società di elitè che si autoproclamano “Mr. Monopoli”, nel sud dello stivale, il Cosenza sta attraversando una spaccatura netta e precisa tra due frange: società e tifoseria. La prima, che continua dritta per la propria strada, concentrando tutte le forze su guadagni e introiti e seminando poca chiarezza lungo il suo cammino, mentre, la seconda grida a gran voce, ormai da svariati mesi, tutto il dissenso nei confronti di una cattiva gestione da parte del Presidente Guarascio.
La situazione in casa Cosenza
Il Cosenza di Eugenio Guarascio è in piena lotta per non retrocedere e per evitare un finale di stagione drammatico. Quello che servirà è una reazione di orgoglio, che fatica, però, ad arrivare nonostante i continui “richiami” della tifoseria. Dagli striscioni, di cui sopra, agli incontri avvenuti fuori dalle mura del “S.Vito/G.Marulla”. Dopo la sconfitta di misura maturata nella sfida casalinga contro la Cremonese, i supporters calabresi avevano ottenuto un colloquio con giocatori e lo staff tecnico per chiedere il massimo impegno da parte di tutti per il finale di stagione, ma a distanza di 48h la squadra “scesa in campo” nella trasferta di Venezia (persa dei calabresi per tre reti a zero) non sembrava aver recepito il messaggio dei tifosi rossoblù, lasciando spazio ad un ampio post-partita di scuse da parte del tecnico Occhiuzzi, che sottolineava come fosse di vitale importanza non rivedere più un “Cosenza non commentabile”. Anche in questo caso le parole sono servite a poco, l’atteggiamento visto a Venezia è andato in scena, sei giorni dopo, nella trasferta di Pisa. Stesso approccio e stesso risultato.

Una situazione davvero difficile per il Cosenza, a pochi passi dalla Lega Pro, reo di aver perseverato troppo negli errori e nell’atteggiamento (o approccio) sbagliato nei confronti di tifosi e avversari. Una squadra scollata e arrendevole, incapace di sfruttare le occasioni utili per potersi tirare fuori dalla bagarre di bassa classifica.
Chi è causa del suo male, pianga sé stesso
Si è detto – e sottolineato – più volte che l’atteggiamento mostrato, soprattutto nelle ultime uscite, dal Cosenza non può essere associato ad una squadra che deve necessariamente lottare per evitare il baratro della retrocessione. Ma allora, perché sui social, scorrendo tra le bacheche di Instagram o Facebook, è sempre più facile imbattersi in post e commenti che prendono di mira l’operato del patron dei rossoblù? Bene, un’ipotesi (non poi così lontana dalla realtà) potrebbe essere che proprio Eugenio Guarascio abbia fatto terra bruciata intorno a sé. Tra ingaggi di giocatori e rapporti lavorativi degni delle migliori telenovela spagnole, è davvero difficile pensare di costruire un rapporto stretto tra calciatori e “maglia” basando la propria campagna acquisti su prestiti più a “breve” che a “lungo”… termine! E anche quando si trova qualcuno (come Roberto Occhiuzzi) sentimentalmente legato a Cosenza e pronto a mettersi a disposizione della società, diventa difficile mantenere un rapporto sereno. Il lungo tira e molla sul futuro dell’attuale tecnico rossoblù passa dall’assoluta fiducia (contratto triennale) del patron nei suoi confronti ad un punto di domanda (esonero?) che si protrae da troppo tempo. Proprio tutte queste scelte azzardate potrebbero essere la causa che ha portato il Cosenza calcio a vivere, per il secondo anno consecutivo, un finale di stagione incerto. Di sicuro è la causa della rottura di un rapporto iniziato nel migliore dei modi e culminato, tre anni fa, con la promozione in Serie B, ma che ormai sembra essere davvero arrivato al punto di non ritorno.
Tra le domande rimaste in sospeso, una richiama l’attenzione del tifoso in particolar modo. In che condizioni potrà continuare ad operare, in questo particolare momento, il tecnico Occhiuzzi dopo essere stato, in pratica, delegittimato dalla società (Guarascio)? Sarà curioso vedere come andrà a finire. È altrettanto vero che il “lumicino” della speranza rimane tutt’ora acceso. Ma servirà un altro miracolo.
“L’amore oltre la categoria”
L’amore per una squadra non cambia in base alla categoria d’appartenenza. Ci si aspetterebbe sempre di vincere, ma il calcio è fatto di vittorie e sconfitte. Certo! Ciò che, infatti, ha fatto indignare più di un tifoso non è la possibile retrocessione in sé, ma l’atteggiamento e la gestione dell’intero comparto rossoblù (come già analizzato sul nostro sito).



