Mar 28 Set 2021

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Covid, problemi e prospettive. Le tesi della psicoterapeuta Cecilia Gioia

Le conseguenze del Covid-19, a più di un anno dall’inizio della pandemia, hanno segnato nel profondo la vita di ognuno. Interessanti spunti di riflessione sono emersi dalle parole di Cecilia Gioia, psicologa psicoterapeuta presso iGreco Ospedali Riuniti.

Qual è l’impatto del Covid-19 a un anno dalla pandemia?

Benché in tutti i Paesi le conoscenze sull’impatto della pandemia sulla salute mentale siano ancora limitate e perlopiù derivate da esperienze solo parzialmente assimilabili all’attuale epidemia, è verosimile che la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi e anni. Gli ultimi mesi hanno comportato molte sfide, in particolare per gli operatori sanitari, gli studenti, i familiari dei pazienti affetti da COVID-19, le persone affette da disturbi mentali e più in generale le persone che versano in condizioni socio-economiche svantaggiate, e i lavoratori i cui mezzi di sussistenza sono stati minacciati. L’impatto economico sostanziale della pandemia può infatti ostacolare oltre che i progressi verso la crescita economica anche quelli verso l’inclusione sociale e il benessere mentale. Numerosi studi mostrano che la perdita di produttività lavorativa è tra i principali determinanti della cattiva salute mentale.

Qual è l’elemento (o gli elementi) più preoccupante del lockdown riscontrato nelle persone incontrate?

Tra i numerosi studi segnalo quello del Dipartimento di Salute Mentale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” che ha valutato le aree del funzionamento psicosociale, tra cui la presenza di sintomi dello spettro ansioso-depressivo, ossessivo-compulsivo e post-traumatico da stress. I risultati, ottenuti su un campione di 20.720 partecipanti, evidenziano che durante il lockdown sono aumentati i livelli di ansia, depressione e sintomi legati allo stress, soprattutto nei soggetti di sesso femminile. Inoltre, la durata dell’esposizione al lockdown ha rappresentato un fattore predittivo significativo del rischio di presentare peggiori sintomi ansioso-depressivi.

Tra i più giovani emergono, anche a causa della Dad, nuove problematiche e si accentuano quelle di sempre ovvero ricadute o aggravamenti nel quadro delle dipendenze…

L’isolamento e la didattica a distanza hanno un impatto significativo sulla vita dei nostri figli. Il momento della scuola e del contatto con i compagni di classe rappresenta una delle esperienze che definisce dal punto di vista dell’identità sociale. La didattica a distanza ha interrotto il legame con il luogo fisico della classe e questo porta i ragazzi a sentirsi più soli. Sappiamo benissimo che le relazioni online sono molto diverse da quelle faccia a faccia e questo, alla lunga, può creare un senso di disorientamento e di disagio. Anche la loro efficacia è inferiore, perché non si riesce a creare una relazione tra docente e studente che passi attraverso la comunicazione non verbale e lo stesso vale per la classe, non si riesce a creare con la classe una relazione che supporti l’attività didattica. I comportamenti che ci possono segnalare che siamo davanti a una situazione di disagio sono tipicamente due: – l’isolamento sociale: molto spesso il ragazzo compie un vero atto di ritiro sociale e si rifiuta di uscire e incontrare gli amici; – l’elevato numero di ore passate ad interagire con la tecnologia; davanti a una situazione di difficoltà, di complessità, l’adolescente preferisce chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana.

Più lungo è un periodo vissuto in solitudine, maggiore è l’impatto sul rischio di ammalarsi di depressione tra i bambini e i ragazzi un maggiore impatto sui livelli di depressione. Per questo, col ritorno a scuola, occorrerà privilegiare il gioco rispetto ai progressi negli studi, così che riescano a ristabilire in pieno i rapporti con i compagni e a recuperare parte dei disagi patiti nel periodo di clausura. Una salute emotiva povera nei bambini conduce a lunghi problemi di salute mentale, a minori risultati nello studio e porta un notevole peso economico».

Ma la clausura dovuta al lockdown ha avuto un aspetto particolare: è stata condivisa da tutti. Questo potrebbe fare la differenza. Se io sono solo, costretto all’isolamento, mentre tutti gli altri escono e vanno a divertirsi, la situazione è sicuramente più pesante. Non si può andar fuori e vedere gli amici, ma in compenso per i bambini vi era una maggiore vicinanza con i genitori: un’eccezione, considerando che padri e madri sono spesso lontani per lavoro. Questo aspetto, in alcuni casi, è servito a rinsaldare i legami. Al contrario, nelle famiglie in cui ci sono state molte liti, l’isolamento ha creato maggiori disagi. Ma non si può generalizzare né imputare questo alle misure per il Covid.

Quando sarà tutto o in parte finito, come se ne potrà “uscire”?

Il Coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria globale ma anche uno stress psicologico che mette a dura la nostra identità e le nostre relazioni. Questa pandemia ci obbliga a gestire contemporaneamente l’ansia della malattia, la scomparsa dei luoghi e la perdita del senso di comunità.

Uno dei paradossi del Coronavirus è che può trasformarsi in una opportunità perché ci obbliga a cambiare obbligandoci a gestire situazioni nuove come la quarantena, la convivenza stretta con figli e coniuge, la mancanza di relazioni, la libertà di vivere gli spazi.

Cosa possiamo fare:

  1. Combattere la ruminazione: riflettere sul coronavirus e sulle sue conseguenze è naturale. Per evitare che diventino una fissazione bisogna imparare a modularle.
  2. Risveglia la tua autostima e la tua memoria autobiografica: la quarantena, obbligandoci a ripetere sempre le stesse cose, con le stesse persone, nello stesso spazio fisico, può renderci apatici e ridurre la nostra autostima. La mancanza dei luoghi influenza la nostra memoria autobiografica orientando la nostra attenzione sulla routine quotidiana fatta di giornate sempre uguali. Diventa funzionale riportare la nostra attenzione su momenti che hanno determinato in maniera significativa la nostra vita in termini di efficacia
  1. L’indebolimento del senso di comunità dovuto alla riduzione di relazioni può aumentare il senso di solitudine. E’ utile riportare alla mente le persone significative nella nostra vita
  1. Vivere il tempo presente allenando il nostro sguardo su quello che c’è piuttosto che quello che manca, non intrappolati nel passato e nel futuro.