Dom 17 Ott 2021

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“Volontà e amore per la Calabria, principi del successo”, la prova da “mi ‘ndujo”

di Anna Zupi

Antonio Gentile è un bambino dormiglione, ma quando si sveglia, fa dannare il mondo! Antonio 31anni si definisce “Calabrese prima e Italiano poi”. Cresce tra i vicoli del centro storico di Cosenza “uno dei centri storici più belli d’Italia”. “Quartiere difficile dicono, ma io sono sempre stato convinto che crescere nelle bolle faccia più male del vivere in mezzo la strada”. Studente modello, dalla condotta non proprio eccellente “ avevo l’arma che mi faceva vincere sempre: la mia faccia d’angelo, che per detta di molti poi, nascondeva un bel diavoletto.”
Antonio inizia a lavorare all’età di dodici anni; il desiderio di essere indipendente lo vede impiegato in diverse mansioni: fruttivendolo, falegname, cameriere, aiuto cuoco. Contemporaneamente frequentava l’Alberghiero, grazie al quale fece tantissime esperienze lontano dalla Calabria.
Sacrifici, e vitalità sono i valori che i miei genitori mi hanno tramandato. Vivo in un mondo tutto mio, dove esistono tanti problemi, ma con la consapevolezza che ad ognuno di quei problemi c’è una soluzione. Non mi piango mai addosso e mi pongo obiettivi enormi che raggiungerò grazie alle persone che credono in me.”

Sei molto giovane, ma sei un esempio per molti ragazzi. Hai deciso di restare in Calabria piuttosto che emigrare. È stata una scelta mediata o hai lottato per realizzare i tuoi progetti? 

Le mie esperienze lavorative fuori regione mi hanno fatto attaccare morbosamente alla mia Calabria, alla mia Cosenza vecchia, al mio Sud. Dopo aver conseguito il diploma ho ricevuto numerosissime offerte per lavorare fuori regione o addirittura lontano dall’Italia, ma ho sempre scelto di rimanere, pur cambiando settore di lavoro. Ho sempre pensato che questo Sud sia davvero pieno di lavoro, ma è la mentalità che benda gli occhi e non ci fa vedere che intorno a noi, le possibilità ci sono. Se un lavoro non c’è crealo, ma a casa tua! 

Qualora dovessi spostarmi per lavoro sarà solo per una missione: far crescere il sud. Dopo un po’ dovrei tornare; sentirei troppo la mancanza dei miei vicoli.
 Il contatto con le persone per te è sempre stato importante anche durante la tua esperienza nel mondo dell’animazione. Cosa ha significato per te far parte dei “pagliassi” ?  

A diciannove anni avevo un carattere abbastanza chiuso. Iniziai a fare volontariato in ospedale nei reparti oncologici come clown. Un clown abbastanza timido, ma tanto sorridente. Dopo un periodo di tre anni ed un’esperienza abbastanza forte che mi segnò in quel reparto d’ospedale, i “Pagliassi” furono la mia gioia. Crearono un nuovo “Antonio” che si divertiva e faceva divertire tanto i bambini. Ho imparato a gestire gruppi di tutte le età.
Fare l’animatore, il Clown, il giocoliere, penso sia uno dei mestieri più belli e difficili al mondo. Devi sorridere e soprattutto far sorridere. Non esiste il problema, perché anche quello deve farti ridere. I bambini, poi, non hanno filtri e ti ricordano l’importanza delle cose semplici. Con loro impari a superare ogni paura, ad abbattere le barriere della timidezza. Poi l’Antonio spericolato come poteva non andare sui trampoli o sputare fuoco? L’animazione mi ha insegnato a vivere meglio, e non potevo fare questa esperienza con persone migliori di quelle che ho trovato. 

Il grande salto nell’imprenditoria calabrese porta il nome “Mi’Ndujo”. Da dove nasce l’idea? 

L’idea nasce naturalmente da un uomo del Sud con una mentalità proiettata nel 3000. Marco Zicca è il mio datore di lavoro. Che di base inserisce in questo progetto tre valori essenziali: la felicità dei collaboratori, la valorizzazione del territorio, e la sostenibilità. Inizialmente nacque tutto sotto il nome di Panino Genuino, trasformatosi poi nel format tutto Calabrese “Mi’ndujo”. Nell’azienda noi non siamo semplici dipendenti, ma siamo motivati, incentivati, premiati e coccolati ogni giorno. Marco è convinto che il suo successo arrivi nel momento in cui porterà noi collaboratori ad avere successo sul lavoro e nella vita. Lui per primo ha insegnato a sfornare panini, e adesso, sforna consigli preziosissimi per tutti noi che lo adoriamo come persona. Lavorare con lui e per lui è veramente troppo stimolante. 

Quali sono le caratteristiche (o i prodotti tipici) disponibili da mi ‘ndujo? 

In ogni locale Mi’ndujo i panini vengono fatti con l’antica ricetta Calabrese, impastati a mano, fatti lievitare e infornati al momento. Farciti poi con tutti i prodotti del territorio: nduja di Spilinga, cipolla di Tropea, caciocavallo silano tutto latte, tonno Callipo, patate silane. Tutti ingredienti che ci forniscono le più importanti aziende del nostro territorio. Tutti i giorni i nostri prodotti sono freschi, a partire dagli hamburger di vitello da 180g, la salsiccia, la soppressata, gli hamburger di pollo e le cotolette appena impanate.
Genuinità è la parola d’ordine. Ogni cliente deve vivere un’esperienza indimenticabile sia a livello di sapori, che di accoglienza e noi del sud di accoglienza ne sappiamo qualcosa. 

Come ristoratori quanto vi ha danneggiato il Covid e come si svolge il lavoro attualmente? 

Sicuramente l’inizio di una pandemia mondiale era inaspettata per tutti e inizialmente ci siamo trovati spiazzati. Ma la cosa che più mi ha spiazzato è stato l’atteggiamento dell’azienda Mi’ndujo nei confronti della problematica. Ricordo i primi giorni di pandemia nei quali ogni pomeriggio ci ritrovavamo con Marco e tutti i soci in riunione online, a discutere su come crescere. Inizialmente chiunque avrebbe pensato “ ma questi sono matti”ed effettivamente lo erano. Quell’atteggiamento ha attutito ogni paura e ci ha fatto lavorare senza perdere mai la speranza. Dal primo giorno in modo molto rigido abbiamo rispettato le misure di sicurezza, ma tutto era sempre circondato dall’entusiasmo di riuscire a superare l’ostacolo.
Ad oggi pensate che ci stiamo riuscendo?
In quest’anno siamo riusciti ad aprire altri quattro locali su Roma ed io sono diventato uno dei Manager. Penso di potermi ritenere fortunato. 

Quale consiglio daresti ai giovani spesso demoralizzati dal tasso di disoccupazione troppo alto?
Ai ragazzi del sud dico di restare, qui nella loro terra. Di non abbandonarla e di farla crescere. Vi consiglio di leggere tanto e scrivere molto di più. Abbiamo intorno a noi delle risorse che non ha nessuno al mondo. La bellezza dei luoghi e dei prodotti devono essere rivalutate e per esserlo, c’è bisogno di gente che ama tutto questo. Chi può amarlo di più se non chi ci nasce? Ricordate che il problema è solo un’opportunità per migliorarsi e che questo Sud ha bisogno di voi. Mi’ndujo nasce qui, e ne sentirete parlare sempre di più. L’Europa è vicina!