Dom 20 Giu 2021
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Da Cosenza nel mondo, Luigi Porto si racconta a CDN e presenta Tell Uric

di Anna Zupi

Avrei potuto fare la classica intervista e presentarvi Tell Uric, il nuovo album di Luigi Porto, ma trovandomi difronte ad un artista internazionale, poliedrico e versatile ho optato per una chiacchierata.
Luigi Porto nasce e cresce a Cosenza, ma dopo sette anni vissuti a Roma approda a New York. Compositore e sound designer. La sua produzione varia dalla classica contemporanea all’alt rock, dalla musica per film all’elettronica. Il successo non gli dà per niente alla testa, anzi, Luigi è una persona semplice, ironico e non dimentica le sue origini.

“In Italia ero attivo soprattutto in area  “alternative”, suonavo con i Maisie e con altri gruppi tra cui i miei Appleyard College, poi ho iniziato a fare il compositore. Ho scritto roba da camera, orchestrale, ma anche molta elettronica.”

Tell Uric è un ritorno alla forma canzone, al mondo di prima. Dopo aver scritto un’opera lirica e averla rappresentata parzialmente a Carnegie Hall, era tempo di tornare a fare i rocker: ho fatto indigestione di musica “seria”

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Ho iniziato a suonare la chitarra a dodici o tredici anni seriamente, prima suonavo qualche tastiera. Tramite il rock psichedelico anni ’70, pli il post punk. In quegli anni con gli amici andavamo nella sala prove sotto casa: eravamo una scena di musicisti già negli anni ’90. Tra i miei primi concerti quello di Ciroma al Castello nel ’98. Suonavamo quasi solo pezzi nostri. Il gruppo si chiamava Black Idea e suonavamo un ibrido tra la new wave e un rock italiano stile Litfiba seconda maniera. Poi uscii dal gruppo.

Dopo i Black Idea inizia la tua evoluzione musicale.
Dopo aver lasciato il gruppo comprai una workstation campionatore e iniziai a suonare con altri gruppi come Ch.Emon e più avanti Anima Virus, Gripweed e poi con Appleyard College, che poi ero io.
Nel 2006 uscì un disco per Cold Current e uno split per un’etichetta siciliana: Lallabau.

Che percorso hai intrapreso per realizzarti?
Ho studiato suono cinematografico a Saluzzo e poi a Roma ho iniziato a lavorare come montatore del suono. Contemporaneamente iniziavo a comporre. Ora faccio tre lavori: musicista, sound designer per film e fonico di presa diretta ( ma solo per documentari e TV, la parte più avventurosa) solo perché i primi due lavori mi costringono a stare al chiuso. Il terzo bilancia e ogni tanto finisco nel deserto o su un vulcano o su un lago ghiacciato.

Cosa fai a New York?
Il compositore, il musicista e ho una mia società di post produzione audio e ora anche un’etichetta discografica: la Respirano Records.  Ogni tanto il fonico di presa diretta, lavoro col quale posso stare nelle rapide in una foresta ad intervistare Nicole Kidman, a litigare con Guy Fieri o trascorrere tre ore nel cofano di una macchina; rimanere con la batteria scarica scalando con un furgone wolswagen degli anni ’70 Mount Rushmore o assistere a incontri tra mafiosi italoamericani, o fare il cretino con le modelle di Prada.

Il tuo album “Scimmie” un colpo di genio che ancora oggi è un successo
A Roma conobbi Romano Scavolini, di cui avevo visto i film, gli feci avere una demo e mi chiamò per collaborare su un suo film: “l’Apocalisse delle Scimmie”. Un film strano, lungo sette ore. Mai uscito. Pubblicai “Scimmie”che è un estratto dalla colonna sonora, che scrissi tra l’altro in giro per il mondo, per un’etichetta austriaca: la Cineploit, alla quale si unì per la distro italiana la Snowdonia, con cui avevo pubblicato due dischi con i Maisie.

Oggi, sette Maggio 2021, esce Tell Uric, il tuo nuovo lavoro e alcuni brani sono stati lavorati per sette anni.
Un lavoro in realtà di più di sette anni. In questi sette anni, dopo “Scimmie” ho scritto un’opera: “Anita di Laguna” e molta musica da camera, elettronica, sinfonica, ma di queste canzoni alcune risalgono al 2002.

Cosa ha di particolare Tell Uric?
È il mio lavoro più personale, gira intorno a questo concetto di “predestinazione di casta” che ingloba anche la mia coscienza personale, da dove provengo, cosa mi porto appresso. Ho vissuto negli anni gli ambienti sociali più diversi e disparati. Mentre a Cosenza le classi si incontrano, convivono, in città più grandi hanno drammatiche linee di demarcazione. Noi cresciuti sulla strada, con genitori impiegati statali, negli anni mi sono trovato a lavorare con persone che provenivano da generazioni di artisti o di affaristi: i mondi sono davvero diversissimi.

Che messaggio vuole dare la copertina del tuo album e lo stesso titolo “Tell Uric”?
La freccia è l’attrazione gravitazionale che riporta a terra che dalla terra proviene (tellurico) e cerca di elevarsi

Un album che vanta la collaborazione di grandi nomi italiani e stranieri.
Massimo Palermo era con me anche in Appleyars College dal vivo, il primo concerto era con lui e assolutamente è parte attiva per le batterie. Con lui abbiamo fatto negli anni un lavoro certosino. Di un pezzo mi pare finimmo per avere settanta takes diverse.
La fisarmonica su Skatchy Building fu un’idea di Ray Lustig. Carmine Cipolla, il bassista ha interpretato.  Ci sono anche le collaborazioni di Nefer Alexandra Linde, Mirko Onofrio, James Waldo, Al The Coordinator, Meredith Moore.
Tutti i brani hanno attraversato diverse fasi prima di approdare alla fase definitiva.

C’è una collaborazione anche con la lumaca dischi
La lumaca dischi è arrivata dopo un paio di proposte da etichette che però non mi soddisfacevano e comunque avevo il pallino di aprire la mia etichetta; avevo già deciso.
Vladimir Costabile con la lumaca dischi mi ha aiutato moltissimo in questo, con la sua esperienza a livello gestionale. Oggi la lumaca si occupa della distribuzione italiana ed europea, mentre Respirano, che in questo momento è gestita dal mio socio Ray Lustig, opera in USA.

Chi è Luigi?
Luigi è un uomo che ha bisogno di stare all’aperto, nel silenzio e alla luce del sole. Fa un lavoro che spesso lo costringe al caos, al buio e a stare sveglio tutta la notte.