Mar 28 Set 2021

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Petrassi, “si all’ecodistretto della programmazione, non dell’emergenza”

Di Carlo Petrassi*

È l’emergenza il terreno fertile di certa politica, quella che purtroppo alberga da anni nella nostra regione. Nei fatti l’agire in emergenza ha prodotto l’arricchimento di poche persone e la gestione del potere da parte dei soliti politici che, dati alla mano, non sono riusciti mai a risolvere alcun problema anzi hanno alimentato e favorito questo perverso sistema dell’emergenza che evidentemente giova loro.
Quando si è in emergenza, risulta più semplice sbloccare alcuni passaggi burocratici, allentare i vincoli normativi, ottenere finanziamenti e accentrare il potere decisionale attraverso il commissariamento di enti strategici. Qualcuno potrebbe dire che in una regione come la nostra questo sia l’unico modo per raggiungere dei risultati, ma in realtà la storia dimostra tutt’altro: basti guardare alla gestione emergenziale della sanità degli ultimi anni e alla gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria, ritornata alla ribalta soprattutto a Rende in questi giorni con la questione dell’ecodistretto da costruire o meno sul territorio cittadino.
Chi scrive, già in un Consiglio Comunale di Rende del 1999 si era dichiarato favorevole alla costruzione di un termovalorizzatore (così andava di moda chiamarli all’epoca) sulla falsariga di quelli realizzati già allora nel nord Europa, ciò perché era evidente già 22 anni fa che almeno fino a quando non avessimo creato a livello planetario un modello di sviluppo più sostenibile che impedisse alla fonte la produzione in larga scala di prodotti inquinanti e di difficile riciclo, l’unico modo per risolvere il problema dei rifiuti era quello di creare un sistema integrato che prevedesse una raccolta differenziata spinta e un termovalorizzatore che trasformasse in energia gli scarti non riciclabili annullando quasi del tutto le famigerate discariche.
Del resto la città di Rende era già all’avanguardia anche su questo campo, essendo sede di uno dei primi inceneritori del meridione d’Italia, quello di Coda di Volpe già all’epoca obsoleto e che quindi andava assolutamente sostituito per i gravi problemi di inquinamento causati. La strada virtuosa sembrava già segnata, ma poi gli anni successivi hanno visto prevalere la politica dell’emergenza affidata direttamente o indirettamente ai soliti mestieranti, a scapito della politica della programmazione.
Se oggi organizzassimo una “gita” con i cittadini di Rende nel Nord Europa alla scoperta del funzionamento di questi impianti, con ogni probabilità la maggioranza dei nostri concittadini, una volta conosciuto il funzionamento degli stessi, non sarebbe contraria alla costruzione a Rende di quello che oggi viene definito un ecodistretto. Noi pensiamo però che il problema sia un altro.
Ci chiediamo infatti se sia giusto affidare la regia di un’operazione così delicata all’attuale amministrazione comunale rendese, visto che da oltre 7 anni promette in campagna elettorale di risolvere i problemi ambientali della bonifica dei siti di Coda di Volpe, della Legnochimica, della discarica di S. Agostino senza ottenere alcun risultato;
ci chiediamo visto l’evidente fallimento del progetto della gestione cittadina dei rifiuti attraverso le PEZ ecc. se manchi completamente una qualunque capacità politica a maggior ragione per affrontare un obbiettivo così delicato;
ci chiediamo se abbia sufficiente credibilità e autorevolezza politica un presidente dell’ATO che a detta di alcuni sindaci della stessa ATO di riferimento si è reso responsabile di una gestione fallimentare dell’ente.
Non vorremmo dover registrare a distanza di anni la spesa di fiumi di danaro pubblico senza la risoluzione di alcun problema.

*Presidente de “La Terza Rende”