Mar 21 Set 2021

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Vibo Valentia, sequestrata su un’area di 8400 metri quadri: l’ennesima bomba ecologica

Sono tanti gli “scheletri industriali” sul territorio a cui corrispondono inquinamenti del suolo e del sottosuolo spesso pericolosi.

Dopo anni che le imprese hanno cessato le loro attività, il procuratore Camillo Falvo, che sin dal primo giorno del suo insediamento a capo della Procura della Repubblica di Vibo, non ha fatto mistero del suo impegno istituzionale nel contrastare gli illeciti ambientali, ha personalmente avviato la mappatura del territorio vibonese per censire tutti i residuati industriali sparsi nella provincia al fine di stilare un piano di bonifica. Una mappatura iniziata dall’alto, a bordo di un elicottero dell’8° NEC (Nucleo Elicotteri Carabinieri) e messa in atto con dei controlli ambientali che rappresentano l’ennesima sfida volta a restituire ai cittadini territori che siano da vivere, oltre gli spazi già tolti alla ‘ndrangheta.

Da fabbrica di surgelati a discarica dei veleni

Anche questa volta sono state trovate cataste di rifiuti speciali di ogni genere: parti meccaniche e telai di autovetture, pneumatici, materiale inerte, elettrodomestici, calcinacci e derivati da opere di demolizione edile. L’ennesima bomba ecologica su un’area di 8400 metri quadri è stata sequestrata dai Carabinieri di Vibo Marina e della Stazione Forestali di Polia, all’interno di quella che un tempo è stata la sede della Cevim (fabbrica di prodotti ittici surgelati) nella zona industriale di Porto Salvo. Bonifica del territorio, quindi ripristino dello stato dei luoghi. È questa la prescrizione che verrà adottata nei confronti dei responsabili della dismessa azienda controllata dai Carabinieri con il coordinamento della Procura, previa qualificazione e quantificazione dei rifiuti da parte dei tecnici dell’Arpacal.

Area sottosequestro

Allo stato l’area è stata sottoposta a sequestrato per violazione del Codice dell’ambiente e smaltimento non autorizzato di rifiuti. “Giova ricordare – sottolinea una nota dei carabinieri – che sotto la lente della Procura, recentemente, è passata non sola la catena delle grandi imprese, come la discarica dei veleni scoperta il 3 febbraio sempre a Porto Salvo, ma anche le ditte incaricate della raccolta dei rifiuti, l’artigianato locale e le officine”.