Ven 26 Nov 2021
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Nel cosentino si dimettono 7 consiglieri, decretato lo scioglimento dell’amministrazione

Procedure democratiche sistematicamente calpestate. Ruolo e funzione dei gruppi consiliari continuamente ignorata, con decine di interrogazioni rimaste senza risposta, senza contare le innumerevoli segnalazioni e richieste di cittadini e quartieri inascoltate quando non derise. Organi di partecipazione previsti in Statuto mai attivati. Associazioni e sindacati trattati con supponenza. Decisioni adottate senza alcuna partecipazione, consultazione e coinvolgimento democratico, supportate sempre e soltanto da funzionari comunali la cui gestione è già de tempo all’attenzione di altre autorità. Concezione e pratica auto-referenziale, privatistica, clientelare, chiusa e se possibile anche segreta della cosa pubblica, che ha emarginato gli stessi consiglieri di maggioranza.

Sono, queste, le principali analisi e motivazioni sui 54 mesi di esecutivo guidato da Giovanni Pirillo, alla base delle dimissioni contestuali da consiglieri comunali, protocollate stamani (lunedì 22 novembre) da Marco Francesco Campana, Vincenzo Emanuele De Simone, Cosmo Falcone, Lara Grillo, Katia Pellegrino, Domenico Romano e Luigi Stasi e che di fatto decretano lo scioglimento anticipato dell’assise civica e lo stop all’attuale amministrazione comunale, bocciata su tutti i fronti.

A darne notizia sono i due consiglieri Romano e Pellegrino che con le loro dimissioni, ufficializzate nelle scorse settimane, hanno impresso un’oggettiva accelerata e stoccata definitiva alla crisi della maggioranza che con l’epilogo odierno diventa pertanto definitiva e senza possibilità di ripensamento alcuno.

Il giudizio negativo sul mandato Pirillo – sottolineano i due consiglieri del gruppo Nuova Longobucco – emerge oggi in tutta la sua portata, alla luce dell’ampia condivisione fatta registrare in tutti i settori politici di maggioranza e minoranza. Ciò che ha sicuramente convinto della ineluttabilità di questa decisione – aggiungono – è stato l’atteggiamento di prevaricazione, di assenza di visione, di chiusura ad ogni forma di confronto e dialogo e di strumentalizzazione della pandemia, confermato dall’ex sindaco fino a poche ore fa.

Non potevamo più assecondare irresponsabilmente – continuano – il reiterarsi dell’incapacità amministrativa perfino dell’ordinario, dello svilimento costante di ruoli e funzioni consiliari e prerogative democratiche, l’assenza di prospettiva a medio e lungo termine, l’isolamento di Longobucco dal resto del territorio e lo stallo generale – scandiscono – in termini di progettazione e di relazioni utili a beneficio della comunità e di un necessario riposizionamento della stessa Città al centro del dibattito regionale sul valore strategico dell’entroterra, così come noi auspicavamo e continueremo a sostenere in tutte le sedi.

Nella consapevolezza e serenità – concludono Romano e Pellegrino – che nessuna interruzione o disagio di alcun tipo è o sarà all’ordine del giorno ma che sarà preservata la continuità amministrativa a tutte le iniziative già avviate ed in corso, avvieremo sin da subito una campagna di ascolto e di incontro con la cittadinanza per continuare a metterci a disposizione della Città anche nella interlocuzione con l’organo commissariale che sarà chiamato a traghettare il comune verso le prossime elezioni.

La stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (LSU) e di quelli di pubblica utilità (LPU), messa in atto in tutti i comuni ma – aggiungono i due – fatta passare a Longobucco come un miracolo dell’ex sindaco; progetti regionali di contrato al precariato, vigenti da anni, gestiti con discutibili modalità elettorali; cantieri pubblici già avviati dalle passate amministrazioni; frazioni lasciate nei loro disagi, su tutte la carenza idrica; iniziative ed eventi pubblici privi di respiro e gestiti solo come fonti di spesa; distorta visione e pratica del servizio fondamentale di comunicazione istituzionale trasformato in gestione e controllo dei social per l’immagine privata del sindaco e generale disattenzione dell’istituzione pubblica rispetto a tutte le altre gravi questioni aperte: dal funzionamento a singhiozzo degli uffici postali al Parco della Sila ridotto ad ufficio manutenzione; dall’assenza totale di iniziative locali finalizzate a promuovere l’emersione di nuove attività ed a fronteggiare disoccupazione ed emigrazione, alla sempre più complicata fotografia del diritto alla salute nell’entroterra fino alla mancanza di ogni attenzione alle esigenze di rilancio strategico di tutti i turismi sui quali Longobucco può e deve investire, 12 mesi all’anno.

Rispetto a questo sfacelo è arrivata l’ora – conclude il documento presentato dai 7 consiglieri – di calare il sipario su questo triste spettacolo e senza applausi.