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Cosa vuol dire essere genitori in pandemia

di Mary Meringolo*

Il confinamento dovuto alla pandemia da Covid-19 ha recato con sé molteplici strascichi infausti. Dal marzo 2020 il mondo ha avuto a che fare con un drastico cambiamento di abitudini e la programmazione della vita quotidiana ha subito un mutamento significativo.

Le giornate in pandemia si sono susseguite con una cadenza lenta dettata da ritmi pressoché monotoni e regolamentati, si pensi all’uso quotidiano della mascherina divenuta un accessorio salvifico ma al tempo stesso vincolante. La mascherina ha vincolato le espressioni e i sorrisi ostacolando quelli che, fino a poco tempo fa, erano i metodi per comunicare le proprie emozioni. Il quadro finora ricostruito evidenzia come la società abbia dovuto mutare le proprie abitudini per adattarsi ad un’inaspettata pandemia. E le famiglie? Come hanno reagito?

Le famiglie hanno riorganizzato i loro equilibri realizzando in uno spazio ristretto un nucleo familiare diverso rispetto a quello precedente. I bambini hanno affrontato un nuovo modo di fare scuola attraverso la DAD (didattica a distanza) e i genitori si sono dovuti confrontare con un diverso modo di gestire i propri figli. Sono cambiati gli equilibri a livello lavorativo, molte famiglie hanno subito la perdita del lavoro altre, invece, hanno dovuto fronteggiare turni estenuanti, che, hanno recato, di conseguenza, un diverso modo di gestire la famiglia e i bambini.

Cosa vuol dire essere genitori in pandemia?

Essere genitori in pandemia si è rivelato essere un mestiere molto difficile. La pandemia globale da COVID-19 è un fattore di stress che ha avuto origine al di fuori del sistema familiare, ma data la novità e l’incertezza riguardo a questa malattia, è probabile che sia stata percepita come un fattore di stress significativo per molti genitori e bambini. In effetti, la ricerca emergente ha dimostrato che l’impatto percepito dai genitori è associato a un aumento dello stress genitoriale e, a sua volta, a un aumento del rischio di genitorialità severa (Chung, Lanier e Ju, 2020).

Gli studiosi hanno definito il Burnout Genitoriale come una forma di stress accompagnata da un generale affaticamento nella gestione dei figli, tale disturbo pare essersi incrementato con l’avvento della pandemia che ha visto i genitori costretti ad un senso di responsabilità maggiore nei confronti dei propri figli con un conseguente decremento di tempo per sé stessi.

Secondo lo studio condotto da Harris Poll “Stress in the time of Covid-19” il 46% dei genitori di figli minorenni intervistati nel periodo tra il 24 aprile e il 4 maggio 2020 ha sperimentato livelli di stress sopra la media con una significativa difficoltà di gestione dei figli.  L’isolamento sociale aumenta sensibilmente la vulnerabilità allo stress e l’obbligo al confinamento, di certo, non aiuta nel mitigare le situazioni stressanti, anzi, ne favorisce la presenza.

Il vissuto maggiormente sperimentato dal genitore in pandemia è l’ansia, una sensazione onnipresente in ogni situazione della vita genitoriale che mette l’individuo-genitore in un continuo dialogo circa l’ansia per la gestione della famiglia, l’ansia per il futuro, l’ansia vissuta come una minaccia alla costruzione di un sano rapporto genitore-figlio. E i neogenitori? Come affrontano l’ansia e gli stressor pandemici?

Cosa significa divenire genitori in pandemia?

Il periodo della gravidanza reca in sé una profonda metamorfosi per la mamma, per il papà e per la coppia in generale. Si tratta di un periodo vissuto a pelle scoperta e recettori vigili che, per sua natura, porta con sé nuove sensazioni di scoperta e incertezza per il mutamento che in nove mesi di gestazione si verifica. Creare una famiglia in pandemia amplifica ancora di più queste sensazioni proprio per il vissuto di precarietà che la situazione pandemica infonde.

Uno studio spagnolo ha preso in esame 131 donne con lo scopo di indagare quali variabili predicono la sintomatologia ansiosa e depressiva delle donne in gravidanza durante la pandemia. I risultati di tale studio hanno dimostrato come la presenza di una rete parentale e amicale intorno alla donna in gravidanza eviti il verificarsi di sintomatologie ansiose e depressive, altro fattore protettivo è il tipo di abitazione e gli spazi accessibili in cui la donna risiede e in cui ruota la vita quotidiana (Romero-Gonzalez B., Puertas-Gonzalez J.A., Marino-Narvaez C., Peralta-Ramirez M. I., 2020)

Analizzando le risposte delle donne in gravidanza è emerso che la paura prevalente sia quella per il contagio e per i rischi che il virus può recare al feto. Tali preoccupazioni se gestite attraverso una pronta risposta alle paure delle gestanti possono essere mitigate e accolte evitando così manifestazioni ansiose maggiormente invalidanti. Le implicazioni psicologiche maggiormente rilevate nelle donne in gravidanza sono maggiore stress, difficoltà a dormire, senso di solitudine, paura del contagio e preoccupazione per l’evoluzione della gravidanza. Come aiutarsi per fronteggiare queste difficoltà?

Affidarsi allo specialista è la migliore delle alternative, farsi aiutare durante il percorso della gravidanza rappresenta la migliore delle prospettive per un’evoluzione positiva e benefica nonostante la pandemia. Molti sono i gruppi di sostegno alla genitorialità che promuovono corsi pre e post parto con la mission di accogliere gli interrogativi dei futuri genitori e di chiarire eventuali dubbi circa il percorso di genitorialità.

Essere e diventare genitori in pandemia non è cosa facile ma con il giusto sostegno si può migliorare la qualità dell’esperienza genitoriale.

*tirocinante presso l’U. O. Ostetricia e Ginecologia iGreco Ospedali Riuniti servizio di Psicologia Perinatale