Mar 17 Mag 2022
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Governi regionali, Calabria tra i peggiori d’Europa per qualità istituzionale

Da punto di vista istituzionale, la Calabria è tra le peggiori regioni d’Europa. Almeno secondo la mappa dell’indice europeo 2021 sulla qualità istituzionale, elaborata dall’Università di Goteborg.

Che vede la peggiore performance in Romania, nella regione della capitale, Bucarest Ilfov, e poi due italiana appena sopra, la Calabria e la Campania. “Ancora una brutta figura europea delle regioni italiane – scrive il Sole 24 Ore –. Risalendo nella classifica, dopo una decina di regioni bulgare, rumene, ungheresi e qualche greca, ancora nomi italiani, la Basilicata e qualche posizione più su la Sicilia e la Puglia, quasi appaiate.

Solo un nome italiano è sopra (di un soffio) alla media Ue, la Provincia di Trento (a 0,01, il valore medio è zero)”. Per tornare a questioni regionali, la Calabria è a -2,09; in cima alla classifica appare l’arcipelago delle Åland, provincia autonoma finlandese con meno di 30mila abitanti, a +2,28.

Il gap da colmare non è trascurabile, ma non è una novità e non è cosa che non sia già stata ampiamente dibattuta: la burocrazia calabrese non è mai stata tra le più efficienti di un Continente che premia, invece, le regioni danesi, alcune finlandesi e svedesi, compresa la regione di Stoccolma e alcune amministrazioni olandesi. E, subito dopo, diversi lander tedeschi.

Il Sole 24 Ore rappresenta le distanze in una mappa che evidenzia la “spaccatura diagonale quasi perfetta tra i territori del Sud-Est della Ue, con una qualità inferiore alla media, e quelli dei Paesi nordoccidentali che secondo l’indice hanno istituzioni migliori”.

Gli indicatori utilizzati nell’analisi sono tre: corruzione, applicazione imparziale dello Stato di diritto ed efficacia della burocrazia pubblica. Istruzione, sanità e applicazione della legge sono le politiche su cui il sondaggio accende i riflettori per indagare la percezione che i cittadini hanno dei livelli di corruzione, la qualità della burocrazia e l’imparzialità.

L’indice viene considerato importante, specie a Bruxelles, perché, spesso, “a valori bassi corrisponde una ridotta capacità di utilizzare le risorse pubbliche, nazionali ed europee, e di conseguenza una forte difficoltà ad innescare processi di sviluppo”.