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Medici e infermieri in fuga dall’Italia verso i Paesi arabi: le ragioni di una scelta

L’Italia sta perdendo sempre più medici e infermieri, che scelgono di trasferirsi nei Paesi arabi in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita.

Si tratta di un fenomeno che si è accentuato negli ultimi mesi, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19, che ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale.

Quali sono le motivazioni dei sanitari italiani che partono?

Secondo l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l’Unione medica euro mediterranea (Umem), le principali ragioni che spingono i sanitari italiani a lasciare il Paese sono:

  • Stipendi più alti: nei Paesi del Golfo, come Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, i medici possono guadagnare tra i 14mila e i 20mila euro al mese, mentre gli infermieri tra i 3mila e i 6mila euro. Si tratta di cifre molto superiori a quelle percepite in Italia, dove il salario medio di un medico è di circa 4mila euro e quello di un infermiere di circa 1.500 euro1.
  • Benefit e agevolazioni fiscali: oltre allo stipendio, i sanitari che lavorano nei Paesi arabi ricevono anche altri vantaggi, come la casa, i servizi, l’inserimento scolastico per i figli, la riduzione delle tasse e la burocrazia snella e veloce2.
  • Qualità della vita e valorizzazione professionale: molti sanitari italiani cercano nei Paesi arabi un’esperienza lavorativa, culturale e di vita diversa da quella italiana. In questi Paesi, infatti, si può godere di un clima mite, di una sicurezza elevata, di una sanità all’avanguardia e di una maggiore considerazione del ruolo dei camici bianchi3.

Quali sono le specializzazioni più richieste nei Paesi arabi?

I Paesi arabi hanno un crescente fabbisogno di personale sanitario qualificato, a causa dell’aumento della popolazione e dell’invecchiamento della stessa. Inoltre, questi Paesi investono circa il 10% del Pil in sanità, servizi e industria sanitaria, con ospedali e cliniche private di alto livello.

Le specializzazioni più richieste ai medici italiani sono:

  • Dermatologia
  • Chirurgia generale
  • Ortopedia
  • Gastroenterologia
  • Ginecologia
  • Pediatria
  • Oculistica
  • Emergenza-urgenza
  • Chirurgia plastica
  • Otorinolaringoiatria

Quali sono le regioni italiane da cui partono più sanitari?

Secondo i dati dell’Amsi e dell’Umem, negli ultimi tre mesi si sono dichiarati disponibili a partire per i Paesi arabi circa 500 sanitari italiani, di cui 250 medici specialisti, 150 infermieri e 100 altre figure sanitarie.

Le regioni italiane da cui provengono più candidati sono:

  • Veneto: 100 sanitari
  • Lombardia: 80 sanitari
  • Emilia Romagna: 70 sanitari
  • Lazio: 60 sanitari
  • Campania: 50 sanitari
  • Calabria: 40 sanitari

La Calabria è tra le regioni con più domande di trasferimento verso i Paesi arabi. Si tratta di una regione che soffre da tempo di una grave crisi della sanità pubblica, con carenze strutturali, organizzative e finanziarie. Molti sanitari calabresi si sentono frustrati e demotivati dal lavoro in ospedale e cercano nuove opportunità all’estero.

Quali sono le conseguenze della fuga dei sanitari italiani?

La fuga dei sanitari italiani verso i Paesi arabi ha delle ripercussioni negative sul sistema sanitario nazionale, che già prima della pandemia era afflitto da una cronica mancanza di personale. Secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), in Italia mancano circa 50mila medici e 70mila infermieri.

Questa situazione compromette la qualità e l’efficienza dei servizi sanitari, con tempi di attesa lunghi, liste di attesa interminabili, carenza di posti letto, sovraffollamento dei pronto soccorso, riduzione delle prestazioni specialistiche e ambulatoriali.

Inoltre, la fuga dei sanitari italiani impoverisce il patrimonio di competenze e di esperienze del Paese, che perde dei professionisti formati e preparati. Si tratta di una perdita di capitale umano e sociale, che danneggia anche lo sviluppo economico e culturale dell’Italia.

Come si può contrastare la fuga dei sanitari italiani?

Per contrastare la fuga dei sanitari italiani verso i Paesi arabi, è necessario intervenire su più fronti, tra cui:

  • Aumentare gli stipendi e i contratti: i sanitari italiani devono essere adeguatamente retribuiti e tutelati dal punto di vista contrattuale, con incentivi economici e premi di produttività. Inoltre, bisogna garantire loro una carriera meritocratica e trasparente, con possibilità di crescita professionale e formazione continua.
  • Migliorare le condizioni di lavoro: i sanitari italiani devono lavorare in strutture adeguate e sicure, con attrezzature moderne e funzionanti, con personale sufficiente e qualificato, con orari regolari e rispettosi della vita privata. Inoltre, bisogna valorizzare il loro ruolo sociale e riconoscere il loro impegno e la loro dedizione.
  • Promuovere il rientro dei sanitari emigrati: i sanitari italiani che lavorano all’estero devono essere incoraggiati a tornare in Italia, offrendo loro opportunità di lavoro attrattive e competitive, con progetti di ricollocazione e reinserimento. Inoltre, bisogna favorire lo scambio di conoscenze e di buone pratiche tra i sanitari che operano in Italia e quelli che operano nei Paesi arabi.

Conclusioni

La fuga dei sanitari italiani verso i Paesi arabi è un fenomeno preoccupante, che mette a rischio il sistema sanitario nazionale e il benessere della popolazione. Per fermare questa emorragia di cervelli, è necessario investire nella sanità pubblica, valorizzare i professionisti della salute e rendere l’Italia un Paese più attrattivo e competitivo sul piano sanitario.