Mer 17 Lug 2024
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Una pizza unica e innovativa: il segreto di Alessandro Plastina, che usa la farina ottenuta dal suo raccolto adottato

È Alessandro Plastina della pizzeria Trecentogradi (Corigliano Scalo – CS) l’unico partecipante dalla Calabria di Adotta un Raccolto per Petra® Evolutiva, il progetto di adozione di un raccolto dedicato al sostegno della filiera agricola e promosso da Farina Petra®, che lo scorso 11 settembre a Este (PD) ha vissuto la sua nuova fase con un evento speciale in cui ha potuto assistere all’avvio della macinazione dei grani adottati. 

L’adozione del raccolto ha dato ad Alessandro, e agli altri “adottanti”, la possibilità di conoscere origine e storia della propria farina, per condividerla poi in tavola con i clienti: si tratta di una vera e propria idea innovativa di filiera circolare che prevede che tutti gli attori coinvolti – agricoltore, molino e artigiano, fino al consumatore finale – lavorino in sinergia con lo scopo di realizzare produzioni di elevato valore in termini di qualità nutrizionale, ambientale, sociale ed emotiva.

Dopo aver preso il via pochi anni fa, Adotta un Raccolto è diventato un faro per un nuovo modo di pensare e di fare agricoltura, in cui ogni attore è connesso e collegato all’altro, in una perfetta condivisione di idee e intenti. Gli “adottanti” possono toccare con mano le diverse fasi di sviluppo di una popolazione di grano tenero evolutivo: dalla semina alla raccolta, sino alla macinazione e alla trasformazione in farina Petra Evolutiva.

Alessandro Plastina si è riunito con gli altri partecipanti per assistere all’avvio della macinazione dei grani adottati, il cui sacco di farina porterà nome, cognome, insegna della pizzeria, annata – in questo caso quella del 2023 – e coordinate geografiche del campo di origine. Gli “adottanti” hanno assistito alla molitura del grano tenero evolutivo, prelevato da sacchi con le coordinate geografiche del campo di provenienza. Il vantaggio finale, per chi ha scelto l’adozione, è quello di ricevere una farina di cui si potrà davvero dire di conoscere tutta la storia, con la possibilità di tracciare e raccontare il proprio grano dalla semina alla molitura, oltre che ad avere un prodotto qualitativamente superiore.

Il molino che ha ospitato l’evento finale, si trova a Este (PD), a pochi chilometri di distanza dal più grande headquarter industriale di Petra Molino Quaglia di Vighizzolo d’Este. È un micro-molino pensato per trasformare il grano evolutivo in farina Petra Evolutiva, sia di tipo 1 sia di tipo 2, pronta per essere utilizzata in purezza, ma anche adatto a lavorare grano duro e cereali diversi, come segale e orzo. Il progetto è partito dalla Sicilia e proseguirà sull’isola, ma è già stato esportato in altre regioni, per sperimentare l’adattamento della popolazione di grano tenero evolutivo anche in diversi territori italiani, al fine di avere una mappatura completa. Tra gli obiettivi, non manca quello di costruire una carta delle popolazioni di grano evolutivo e delle nuove varietà, per tracciare un sempre più ampio ventaglio di possibilità. 

«In questo modo si raggiunge l’apice dell’artigianalità: fare e offrire un prodotto unico, esclusivo, altamente distinguibile. Perché fare un prodotto che cambia non è una cosa negativa. Anzi, è un valore – ha dichiarato Chiara Quaglia, Amministratore Delegato di Petra Molino QuagliaLe adesioni aumentano: sono sempre di più coloro che scelgono di stare con noi e di portare avanti un’idea, convinti che sia un percorso che ci porterà lontano».  

In questo tipo di economia non vi è più l’atto della compravendita, che viene superata da una dinamica più complessa: cambia il rapporto fra contadino, mugnaio e artigiano, e si instaura un senso di stima, di rispetto, di fiducia reciproca. Una confidenza che si sostanzia anche nella condivisione di alcuni momenti, come mangiare, andare nel campo per la raccolta, partecipare alla macinazione del grano. All’interno di un gruppo, inoltre, c’è uno scambio di informazioni, idee e conoscenze in maniera fluida. È dunque un modello in cui l’agricoltore ha la garanzia del prezzo di vendita fino alla semina e si assume solo il rischio della resa del raccolto, mentre il mugnaio si prende invece il rischio di una possibile bassa resa di macinazione. L’artigiano, che utilizza la farina, si assume infine il rischio di non essere abbastanza bravo nel comunicarlo correttamente al consumatore finale. Di conseguenza, tutti vincono e nessuno perde: l’obiettivo non è realizzare un prodotto migliore, ma concorrere a un pensiero migliore 

A fine giornata, Alex Osoianu (della pizzeria “No Format” di Trento nonché partecipante al progetto), ha lanciato l’idea di dare vita alla giornata annuale del “Pane del Buon Raccolto”, come buon auspicio della nuova semina. Il prossimo 22 novembre tutti gli adottanti sforneranno in rete e nei loro negozi il pane realizzato grazie a Petra Evolutiva annata 2023, dopo essersi scambiati per l’occasione la farina, sull’onda del suggerimento di Gabriele Bonci ( del “Panificio Bonci” di Roma) presente nella giornata con il suo grano raccolto in provincia di Rieti.