Il miele di fichi è una delle specialità più antiche e gustose della Calabria, una regione ricca di storia, cultura e tradizioni.
Si tratta di un prodotto naturale, ottenuto dalla bollitura dei fichi freschi, senza aggiunta di zucchero o conservanti. Il risultato è uno sciroppo denso e profumato, simile al miele d’api, ma con un sapore più intenso e fruttato.
Il miele di fichi ha origini molto antiche, si pensa che fosse già conosciuto dai Greci e dai Romani, che lo usavano come dolcificante e come medicinale. Nel dialetto calabrese, il miele di fichi è chiamato mùstu cùottu, che significa mosto cotto. Infatti, il procedimento per prepararlo è simile a quello del mosto d’uva, che viene fatto bollire fino a ridursi in una melassa.
Per fare il miele di fichi si usano i fichi della varietà Dottato, tipica della Calabria, che sono dolci e succosi. Si raccolgono a fine estate, quando sono ben maturi, e si mettono a bollire in una pentola con dell’acqua per circa un’ora. Poi si scolano e si strizzano in un telo, per ricavare il liquido zuccherino. Si ripete l’operazione una seconda volta, con altra acqua, e si uniscono i due liquidi. Si rimette la pentola sul fuoco e si fa cuocere a fuoco lento per diverse ore, fino a ottenere una consistenza densa e scura.
Il miele di fichi si conserva in vasetti di vetro sterilizzati, chiusi ermeticamente. Può durare anche diversi anni, se conservato in luogo fresco e asciutto. Si usa per dolcificare il tè, il latte, lo yogurt, ma anche per accompagnare i formaggi stagionati, come il pecorino o il caciocavallo. Inoltre, è un ingrediente fondamentale per la preparazione di alcuni dolci tipici calabresi, come i turdilli, i mostaccioli, la pitta fritta e la scirubetta.
Il miele di fichi è un prodotto tipico calabrese che racchiude in sé il sapore della terra e del sole del Sud. È una delizia da gustare in ogni momento della giornata, per regalarsi una pausa dolce e naturale.



