di Anna Zupi
Nella città dei bruzi una delle tradizioni più attese è la “fiera di San Giuseppe”. Le bancarelle gastronomiche sono le prime a montare gli stand. I più attesi sono di certo quelli dei mostaccioli in dialetto cosentino “mustazzuali”. Una tappa obbligatoria dunque per i visitatori “da fera”.
I mustazzuali però hanno delle origini molto antiche: ne parla Teòcrito (vissuto tre secoli prima di Cristo) e li descrive minuziosamente.
Quando la Calabria era Magna Grecia, e si adoravano gli dèi pagani, questi dolcetti venivano offerti alle divinità per una grazia richiesta o ottenuta.
I mostaccioli non si mangiavano, quando erano offerti agli dei. Chi li acquista o riceve li usa per adornare casa, perché sono belli da vedere. E’ un dolce tradizionale di Soriano Calabro (VV) e Serra san Bruno (VV), ma diffuso, prodotto e conosciuto in tutta la Calabria.
Il dolce ha origini antichissime è un intreccio tra storia e leggenda tramandata negli anni da padre in figlio. La leggenda narra di un monaco misterioso, apparso all’improvviso e sparito nel nulla, che li avrebbe offerti ad una popolazione contadina e povera come quella di Soriano. Su questi dolci animati aveva vegliato a lungo S. Domenico, il cui santuario era meta di pellegrinaggio e di culto. Oggi San Domenico è patrono dei mastazzolari e il maestro artigiano viene chiamato “u monacu”.
Per la storia invece , l’introduzione dei mostaccioli si attribuisce inizialmente ai monaci certosini del centro di S. Stefano in Bosco vicino Serra S. Bruno poi ai Domenicani del convento appunto di S. Domenico , che hanno insegnato , sostenuto tra gli artigiani locali l’arte pasticcera, fiorente tra il 600 ed il 700 infatti tante sono di svariate forme riprodotte dai (mastazzolari) cosi detti quelli che lavorano con le mani un comune impasto. Quest’arte e questa manifattura dolciaria estrinseca la sua massima espressione nel corso della festa di S. Domenico, proclamato patrono principale del Regno di Napoli nel 1640, fissata per il 15 settembre.
Quando, però, nel 1653 Soriano venne distrutto da un terremoto, le aspettative taumaturgiche dei fedeli non decaddero e così meta di pellegrinaggio e di venerazione divenne S. Rocco del vicino santuario di Gerocarne; qui ancora oggi, come allora, a chiusura della festa del patrono che si celebra il 16 agosto si svolge un coinvolgente rito cristiano che vede i mostaccioli donati dai miracolati, acquistati all’incanto in un’asta pubblica e il cui incasso è devoluto per opere pie e per beneficenza.
Molte sono le forme riprodotte dai mastazzolari e tante le idee che vengono trasformate in immagini fantastiche. Le forme tradizionali si possono enucleare in gruppi di animali, forme libere, figure religiose ed umane ed ex voto.
Una collezione delle forme classiche di questi speciali biscotti è raccolta presso il Museo di Palmi, il Museo nazionale delle arti e mestieri di Roma e trentasei forme sono state fotografate e custodite presso il Centro Culturale del folklore e delle tradizioni popolari di Soriano. I mostaccioli hanno davvero pochi ingredienti, farina, lievito e tanto miele millefiori, impastati insieme per avere una pasta omogenea che viene poi modellata in tanti filoncini lunghi e appiattiti.
La forma dei mostaccioli può essere delle più svariate: questi biscotti vengono preparati per ogni lieto evento, matrimoni, battesimi, lauree, e a seconda delle zone in cui vengono preparati, dalle occasioni o dal messaggio che si vuole comunicare, la loro forma e decorazione varia. La caratteristica dei mostaccioli è la sua consistenza compatta, molto dura, che permette ai mostaccioli anche di essere conservati a lungo. I mostaccioli sono dei biscotti che si tramandano da molte generazioni; ogni famiglia ha la sua ricetta segreta.
L’impasto dei biscotti si presenta di colore scuro, molto dolce e dal sapore piuttosto deciso, la glassatura, che la tradizione vorrebbe al cioccolato, ha subito modifiche e modernizzazioni nel tempo, proponendo varianti al cioccolato bianco, all’arancia e alla nocciola, che impreziosiscono i dolcetti, rendendoli ancora più sfiziosi ed invitanti. Il loro nome deriva dall’abitudine contadina di aggiungere nell’impasto del mosto, per conferire a questi biscotti un sapore più dolce e deciso, essendo poi i mostaccioli dei dolci molto diffusi in varie regioni d’Italia, sono numerose le varianti dialettali.
Nel vocabolario del dialetto calabrese del 1977 (L. Accattatis) alla voce “Mustazzuòlu è riportata la definizione di: “dolce introdotto dagli arabi e che si fa di fior di farina impastata con miele o con vino cotto, condito di varie spezie e cotto in forno. Il popolo usa questo specie berlingozzo, più che altre occasioni nei maritaggi”.
Consultando il Marzano del 1928 ( dizionario etimologico) “i mostaccioli sono dolci caserecci fatti con farina, miele, mosto cotto, conditi di droghe, in forma romboidali a pupattoli, panieri e simili; il nome deriva dal latino mustaceus ovvero mustaceum, da mustacea, antica focaccia per nozze preparata mescolando farina, mosto cotto, n condimento grasso, cacio, anice, cotta sopra foglia di lauro”. Anche Gerhard Rohlfs, nel Dizionario dialettale delle tre Calabrie (1934) li cataloga come “specie di dolci di farina impastata con miele e mosto cotto”.



