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Limbadi: nove anni senza Maria Chindamo, ma la speranza sconfigge la paura

Un cancello arrugginito, chiuso da nove anni, è diventato il simbolo di un’assenza dolorosa ma anche di una rinascita collettiva.

Nel cuore delle campagne di Limbadi, là dove l’alba del 6 maggio 2016 l’imprenditrice Maria Chindamo fu fatta sparire, si sono riunite oggi centinaia di persone.

Studenti, magistrati, testimoni di giustizia, familiari e forze dell’ordine si sono ritrovati non solo per ricordare una donna coraggiosa, ma per affermare con forza che la Calabria ha scelto di non avere più paura della ‘ndrangheta.

In questa giornata carica di significato, è stata inaugurata un’opera d’arte dell’artista Luigi Camarilla, realizzata con il supporto delle Officine Paolo Scerbo. Una spirale di ferro colorata, che idealmente prende vita dal cancello da cui Maria fu portata via. “Abbiamo voluto dare nuova vita a quel cancello, trasformandolo in una spirale felice, colorata, dinamica: come il riscatto nato intorno alla memoria di Maria,” ha spiegato l’artista.

La presenza dello Stato è stata tangibile. Tra le numerose autorità presenti, il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, accompagnata da rappresentanti della Regione Calabria, il prefetto di Vibo Valentia Aurora Colosimo, il procuratore Camillo Falvo, i vertici provinciali delle forze dell’ordine e i rappresentanti dell’associazione Libera. In prima fila, i familiari di Maria, tra cui il fratello Vincenzo Chindamo, instancabile custode della sua memoria, e i figli dell’imprenditrice.

Il procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, ha sottolineato i progressi compiuti: “Conosco bene questo cancello e queste terre. Ricordo gli anni in cui certi nomi non si potevano nemmeno pronunciare. Ma con le tante operazioni contro la ‘ndrangheta, abbiamo prima insinuato il dubbio che non fosse invincibile, fino ad affermare la forza dello Stato. Oggi siamo qui anche per questo.”

Il procuratore ha poi letto un messaggio del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha definito la giornata “un’affermazione della presenza dello Stato in un territorio dove per anni la ‘ndrangheta faceva da padrona.” Un pensiero speciale è andato ai figli di Maria: “Stanno crescendo con l’amore di chi sta loro vicino. Ricordiamo Maria come simbolo di chi ha perso la vita per contrastare la criminalità.”

La sottosegretaria Wanda Ferro ha reso omaggio al coraggio dei testimoni di giustizia presenti, Nino De Masi e Gaetano Saffioti, definendoli “un punto centrale del coraggio.” Ha poi ringraziato Vincenzo Chindamo “perché ha trasformato il dolore in speranza, facendo sentire Maria parte di ognuno di noi, senza mai mettere in dubbio la presenza dello Stato. E lo Stato c’è e ci sarà.” Rivolgendosi ai giovani, ha aggiunto: “Non c’è arma più potente di una generazione che nega il consenso alla criminalità. Lo Stato siamo tutti noi. E le terre di Maria continueranno a vivere.”

Visibilmente commosso, Vincenzo Chindamo ha raccontato la forza nata dalla disperazione: “Volevano creare crepe tra di noi, seminare terrore e odio. Paura di essere imprenditori, paura di essere donna, paura di seguire la propria luce. Ma io oggi vi guardo e vedo il senso dello Stato: ognuno di voi, studenti e autorità, mi ha dato forza.” Ha ricordato il percorso intrapreso con Libera, le scuole e le istituzioni: “Quando tutto sembrava perso, ci siamo detti: dobbiamo reagire. Controlliamo noi questa terra. E così è stato.”

La giornata di oggi a Limbadi non è stata solo una commemorazione, ma una potente dichiarazione di resilienza. Davanti a quel cancello, simbolo di un vuoto incolmabile, è sbocciato il fiore del coraggio collettivo, un messaggio di speranza per il futuro di questa terra.