Cosenza è al centro di una tempesta politica e culturale. La statua di Giacomo Mancini, figura emblematica del socialismo italiano e pilastro della storia politica cittadina, è stata rimossa da Piazza Carratelli.
La decisione, presa dal sindaco Franz Caruso e motivata da esigenze legate al Museo all’Aperto Bilotti (MAB), ha scatenato un’ondata di polemiche e un acceso scontro tra l’amministrazione comunale, la Fondazione Giacomo Mancini e gran parte della cittadinanza.
Nel corso della rimozione ci sono stati anche momenti di grande tensione quando Giacomo Mancini Junior, nipote dell’ex sindaco di Cosenza, ha prima documentato con una diretta Facebook quanto stava succedendo e successivamente ha dato vita ad una protesta sdraiandosi prima a terra davanti al camion che stava portando via la statua e successivamente cercando di bloccarlo. Sono intervenuti gli uomo della Polizia Municipale che con la forza lo hanno tenuto a distanza.
“La statua è stata inopinatamente rimossa – afferma Mancini Junior – abbiamo fatto una diffida. Non sappiamo dove stanno portando la statua, che è di proprietà della Fondazione, e aspettiamo una comunicazione perché altrimenti si potrebbe prefigurare l’ipotesi di furto. Adesso andrò in caserma da carabinieri e denuncerò quanto è accaduto stamattina”.
Lo “sfratto indecoroso” e le motivazioni ufficiali
La statua di Mancini, inaugurata il 25 aprile 2022 e collocata in piazza Carratelli, proprio di fronte al Municipio, era lì in virtù di un contratto di comodato d’uso. L’amministrazione comunale, tramite una comunicazione PEC inviata alla Fondazione Giacomo Mancini, ha notificato l’ordine di rimozione entro dieci giorni. La motivazione ufficiale addotta dal sindaco Franz Caruso è la necessità di destinare lo spazio a nuove opere previste nel MAB, un progetto di riorganizzazione urbana e culturale.
Tuttavia, la proposta di trasferire la statua in Piazza Giacomo Mancini, già intitolata all’ex sindaco, ha generato reazioni estremamente negative. La Fondazione e i familiari dell’ex leader socialista hanno duramente criticato l’iniziativa, definendola uno “sfratto indecoroso” e una “grave offesa a tutti i cosentini”.
La mobilitazione cittadina e la delibera contestata
Il malcontento popolare non si è fatto attendere. Già il 18 gennaio, un flash mob vibrante aveva animato Piazza Carratelli. Numerosi cittadini si erano radunati davanti al Municipio, brandendo striscioni e scandendo slogan come “La storia non si sfratta” e “Giù le mani da Mancini”. Una chiara dimostrazione della vasta opposizione popolare al provvedimento comunale e del profondo legame che la statua rappresenta per la memoria collettiva della città.
La situazione si è ulteriormente aggravata il 18 febbraio 2025, quando la Giunta comunale ha formalmente approvato una delibera in cui si dichiara che la permanenza dell’opera nella sua attuale collocazione “non è più di prioritario interesse pubblico”. L’esecutivo cittadino ha quindi disposto la rimozione della statua e la sua restituzione alla Fondazione. Fino alla definizione di un nuovo sito idoneo, l’opera sarà custodita in locali comunali.
Il dibattito tra memoria storica e spazio pubblico
Il caso Mancini ha rapidamente trasceso la mera questione amministrativa, assumendo una profonda valenza politica e culturale. Ha riacceso un acceso dibattito sulla tutela della memoria storica e sull’uso dello spazio pubblico nelle città italiane.
Mentre l’amministrazione comunale insiste sulla legittimità della “riorganizzazione urbana e culturale” nell’ambito del progetto MAB, i promotori del presidio civico e i sostenitori della statua rivendicano il valore simbolico di Mancini come monumento alla rinascita democratica e al riscatto sociale della città. La vicenda di Cosenza si inserisce così in un più ampio discorso nazionale sulla valorizzazione del patrimonio storico-culturale e sul ruolo dei simboli nella costruzione dell’identità cittadina.



