“Ho sentito il bisogno di condividere una riflessione profonda e sofferta: la possibilità di rimettere il mio mandato da Consigliere comunale, perché oggi faccio fatica a riconoscermi nel senso più autentico delle Istituzioni“.
È un passaggio carico di amarezza quello che Federico Vangeli, consigliere comunale di Filandari, affida a una lettera inviata al Prefetto di Vibo Valentia, dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la condanna inflitta ad Antonio Prostamo, accusato di aver partecipato all’omicidio del fratello Francesco.
“Una ferita mai chiusa”
“La sentenza – spiega Vangeli – legata alla scomparsa di mio fratello Francesco, vittima innocente di mafia, ha riaperto una ferita che non si è mai chiusa. Ma soprattutto ha incrinato quella fiducia nello Stato che, per chi come me ha scelto di impegnarsi nelle Istituzioni, è tutto”. Un dolore privato che si fa istanza pubblica, e che scuote profondamente il senso stesso della rappresentanza civica.
“Non è una scelta emotiva”
Quella esposta da Vangeli “non è una decisione presa sull’onda dell’emotività. È una valutazione lucida, maturata nel silenzio e nella responsabilità”. Parole pesanti, dettate da chi conosce bene i tempi e i meccanismi della giustizia italiana, ma che oggi non riesce più a ignorarne il peso sulle vittime: “So che la giustizia ha i suoi strumenti e che ogni persona ha diritto a un processo giusto. Ma mentre attendiamo la verità – che noi più di ogni altro pretendiamo e rivendichiamo – ciò che non può mancare è il rispetto per il dolore delle famiglie“.
“Un grido sommesso”
Vangeli si rivolge al Prefetto con toni misurati ma intensi: “Sono certo che saprà accogliere questo mio grido sommesso, che chiede ascolto, giustizia, rispetto”. Ringrazia il gruppo consiliare che lo sostiene e chi ha creduto in lui: “È proprio la vostra fiducia a frenare, oggi, ogni scelta definitiva“. Ma la frattura resta, profonda, nel senso di giustizia e nella memoria pubblica: “Chiedo che la giustizia, al di là del merito, non dimentichi mai nei tempi e nei modi chi ha già pagato il prezzo più alto”.



