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Dalla Calabria il grido della sorella di Serena Cosentino, una delle vittime al Mottarone: “La giustizia non esiste”

Un post straziante sui social ha riacceso i riflettori sulla tragedia del Mottarone, avvenuta il 23 maggio 2021, dove quattordici persone persero la vita nello schianto della funivia.

A parlare da Diamante, nel Costentino,  è Federica Cosentino, 37 anni, sorella di Serena, la giovane ricercatrice del CNR morta insieme al fidanzato Hesam Shahisavandi.

Le sue parole, dense di dolore e rabbia, sono la reazione alla recente sentenza che ha ratificato i patteggiamenti per tre degli imputati e ha prosciolto i dirigenti di vertice della società di manutenzione.

Una seconda morte

Federica Cosentino descrive il giorno della sentenza, 18 settembre 2025, come una “seconda morte” per le vittime. “Muoiono per la seconda volta nostra sorella, nostro cognato ed altre 12 persone,” scrive nel suo post. Questo sentimento di profonda ingiustizia è alimentato dalla sensazione che il dolore non sia stato riconosciuto e che i responsabili non abbiano pagato un prezzo equo.

“La pena non lenirà il dolore, ma il patteggiamento lo raddoppia”

Il cuore del messaggio di Federica Cosentino è la critica al sistema giudiziario. Pur riconoscendo che “la pena non lenirà il dolore” e che il “pezzo di cuore che ci è stato strappato non torna indietro”, sottolinea come il patteggiamento, che lei definisce come una “pena… 0!”, abbia raddoppiato il dolore, la rabbia e la vergogna. L’espressione “giustizia che non esiste” e il riferimento a un “Paese” che ha deluso sono un’accusa diretta a un sistema che, secondo lei, ha fallito.

L’ombra del “mezzuccio”

Federica Cosentino accusa esplicitamente chi ha cercato “ogni mezzuccio” per far passare “una strage (più che prevedibile!) per un incidente”.

La sua testimonianza mette in luce un contrasto profondo: da un lato, chi ha perso tutto e cerca di “sopravvivere con la morte nel cuore” e, dall’altro, un sistema che sembra più interessato a trovare scorciatoie legali che a garantire una giustizia vera e propria. Il tragico incidente ha interrotto bruscamente il futuro di Serena, laureata con il massimo dei voti e impegnata in un progetto di ricerca sulle microplastiche.

La sua storia, come quella di tutte le altre vittime, rimane una ferita aperta che le parole della sorella riaprono, ricordando a tutti che dietro le fredde aule dei tribunali c’è un dolore che non si spegne. Rabbia e vergogna per una “giustizia” che non esiste. Questo è il riassunto, in due parole, del sentimento espresso da Federica Cosentino.

La sua dichiarazione è un monito che la verità, la giustizia e il rispetto per le vittime non possono essere sacrificati sull’altare delle procedure legali.