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“Ti bruciamo l’auto”: minacce per estorcere denaro a dirigente sanitario nel Cosentino

Un tentativo di estorsione ai danni di un vicedirettore di una clinica privata dell’Alto Tirreno cosentino, minacciato di vedere l’auto incendiata se non avesse consegnato una somma di denaro.

È uno degli episodi contestati nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato all’arresto di otto persone – tutte originarie di Cetraro – accusate, a vario titolo, di intimidazioni e minacce con l’aggravante del metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il reato non si è concretizzato solo per cause indipendenti dalla volontà degli indagati, che avrebbero agito per conto di un gruppo criminale strutturato e radicato nel territorio.

Il gruppo Scornaienchi e il legame con la cosca Muto

A capo del sodalizio ci sarebbe Giuseppe Scornaienchi, figura centrale secondo gli investigatori. Il gruppo – scrive la Dda di Catanzaro – operava non solo a Cetraro ma anche nei comuni limitrofi, con il consenso della cosca Muto, il clan storico del Tirreno cosentino, già riconosciuto da più sentenze definitive come organizzazione mafiosa.

Le misure cautelari: quattro in carcere, tre ai domiciliari

Nel corso dell’operazione sono state eseguite otto misure cautelariquattro arresti in carceretre ai domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.