Sono poco meno di 900mila le nuove pensioni pagate dall’INPS con decorrenza nel 2024 e nei primi nove mesi del 2025.
Un flusso significativo di pensionamenti che, dall’inizio dell’anno, ha visto l’attivazione di 628.712 assegni in più, con un importo medio di 1.253 euro.
I dati provengono dall’Osservatorio sul monitoraggio dei flussi di pensionamento dell’INPS e coprono diverse categorie, tra cui pensioni di vecchiaia, anticipate, assegni sociali, pensioni di invalidità e ai superstiti, oltre a quelle relative ai fondi speciali.
La distribuzione per categoria e gestione
Nel dettaglio delle nuove attivazioni dall’inizio del 2025, si contano:
- 198.532 pensioni di vecchiaia.
- 160.022 pensioni anticipate.
- 159.661 pensioni ai superstiti.
- 72.699 assegni sociali.
- 37.798 pensioni di invalidità.
Per quanto riguarda le principali gestioni previdenziali, le nuove pensioni si distribuiscono come segue:
- 244.612 nel fondo pensioni lavoratori dipendenti.
- 95.837 nella gestione dipendenti pubblici.
- 61.665 nella gestione degli artigiani.
- 54.187 nella gestione dei commercianti.
- 34.838 nella gestione previdenziale dei lavoratori parasubordinati.
- 22.415 per coltivatori diretti, coloni e mezzadri.
Il panorama dei beneficiari e la disparità di reddito
Il quadro complessivo del sistema pensionistico italiano mostra che le prestazioni erogate ammontano a 25 milioni, destinate a 16 milioni di beneficiari. Di questi, un consistente 32% percepisce due o più assegni.
Nonostante le donne rappresentino la maggioranza dei pensionati (51%), permane una netta disparità economica rispetto agli uomini. I pensionati di sesso maschile percepiscono il 56% dei redditi pensionistici totali.
L’importo medio annuo dei redditi percepiti dagli uomini è infatti superiore del 34% rispetto a quello delle donne, attestandosi a 25.712 euro contro i 19.140 euro femminili.
Un dato allarmante riguarda la condizione economica di una parte della popolazione pensionata: il 27,5% dei beneficiari, pari a 4,6 milioni di persone, vive con assegni mensili di importo inferiore a mille euro, collocandosi di fatto al di sotto della soglia di povertà.



